NASpI anticipata 2026, cambiano le regole: pagamento in due rate 70% e 30%, nuovi controlli e requisiti da rispettare. Ecco cosa sapere.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una novità rilevante per chi intende richiedere la NASpI anticipata. Dal 1° gennaio 2026, infatti, non sarà più possibile ricevere l’intero importo in un’unica soluzione. Il beneficio verrà erogato in due tranche, con percentuali diverse e condizioni precise da rispettare nel tempo.
Si tratta di un cambiamento che incide direttamente sui progetti di autoimpiego, lavoro autonomo e imprenditorialità, perché modifica i tempi di incasso delle risorse economiche. Allo stesso tempo, la riforma punta a rafforzare i controlli e a limitare gli utilizzi impropri dello strumento.
Vediamo quindi, in modo chiaro e pratico, come funziona la NASpI anticipata nel 2026, quali sono i nuovi vincoli e cosa cambia rispetto al passato.
Cos’è la NASpI anticipata e a cosa serve
La NASpI anticipata consente ai lavoratori disoccupati di ricevere in anticipo l’indennità di disoccupazione residua, a condizione che venga utilizzata per avviare una nuova attività lavorativa.
L’obiettivo è favorire il reinserimento nel mercato del lavoro, sostenendo chi decide di mettersi in proprio invece di restare in attesa di una nuova occupazione subordinata.
La disciplina di riferimento resta l’articolo 8 del decreto legislativo n. 22 del 2015, che prevede la possibilità di chiedere all’INPS l’anticipazione dell’importo NASpI non ancora percepito.
Nel tempo, la prassi amministrativa ha ampliato l’ambito di applicazione, rendendo lo strumento accessibile a un numero crescente di lavoratori.
Chi può richiedere la NASpI anticipata
Possono accedere alla NASpI anticipata 2026 i lavoratori che:
- risultano beneficiari della NASpI ordinaria;
- avviano un’attività lavorativa autonoma o imprenditoriale;
- presentano la domanda entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, pena la decadenza.
Rientrano tra le attività ammesse:
- lavoro autonomo e professionale, anche con iscrizione a casse previdenziali autonome;
- impresa individuale, commerciale, artigiana o agricola;
- partecipazione a cooperative di lavoro, con prestazione lavorativa effettiva;
- costituzione di società unipersonali;
- ingresso in società di persone o di capitali, se il reddito è qualificabile come reddito d’impresa.
Restano invece escluse le situazioni in cui il beneficiario assume il ruolo di mero socio di capitale, senza svolgere attività lavorativa o gestionale.
Il vecchio sistema: pagamento in un’unica soluzione
Fino al 31 dicembre 2025, la NASpI anticipata veniva erogata in un’unica soluzione, pari all’importo complessivo della prestazione non ancora goduta.
Questo meccanismo permetteva di disporre subito di liquidità, utile per:
- investimenti iniziali;
- apertura di partita IVA;
- spese di avvio dell’attività;
- costi burocratici e previdenziali.
Tuttavia, proprio la liquidazione immediata aveva generato criticità. In alcuni casi, l’attività cessava dopo poco tempo o il beneficiario tornava a lavorare come dipendente, rendendo necessario il recupero delle somme.
NASpI anticipata 2026: cosa cambia davvero
Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), il legislatore ha deciso di superare il pagamento in un’unica soluzione. Dal 1° gennaio 2026, l’anticipazione viene erogata in due rate distinte.
La nuova struttura è la seguente:
- prima rata: 70% dell’importo complessivo;
- seconda rata: 30% residuo, subordinato al mantenimento dei requisiti.
Questo sistema introduce una maggiore gradualità e riduce il rischio di utilizzi impropri del beneficio.
Prima rata: come e quando viene pagata
La prima tranche, pari al 70% della NASpI anticipata, viene erogata dopo l’accoglimento della domanda da parte dell’INPS.
Le modalità operative restano simili a quelle già conosciute. Il pagamento avviene in tempi relativamente rapidi, consentendo al lavoratore di disporre di una parte significativa delle risorse necessarie per avviare l’attività.
In questa fase, quindi, non cambiano le procedure, ma solo l’importo inizialmente liquidato.
Seconda rata: condizioni e tempistiche
La seconda rata, pari al 30% residuo, non viene pagata automaticamente. L’erogazione dipende da precise condizioni temporali e soggettive.
In particolare:
- il beneficiario non deve aver instaurato un rapporto di lavoro subordinato;
- non deve risultare titolare di pensione diretta, salvo l’assegno ordinario di invalidità;
- deve risultare ancora in possesso dei requisiti NASpI.
Quanto ai tempi, la seconda tranche viene corrisposta:
- al termine della durata teorica della NASpI, se questo avviene entro sei mesi dall’avvio dell’attività;
- entro sei mesi dalla domanda, se la durata teorica supera tale limite.
Il legislatore ha quindi introdotto una sorta di verifica “a distanza”, che consente di controllare la continuità dell’attività avviata.
Perché il Governo ha scelto questa soluzione
La riforma della NASpI anticipata 2026 risponde a due esigenze principali.
Da un lato, mira a garantire un risparmio finanziario per le casse pubbliche, in particolare INPS e MEF. Dall’altro, rafforza i meccanismi di controllo, limitando il rischio di richieste strumentali.
L’erogazione frazionata consente di verificare che l’attività avviata non sia solo formale, ma effettiva e continuativa nel tempo.
Obbligo di restituzione: cosa resta e cosa cambia
Resta fermo l’obbligo di restituzione della NASpI anticipata nei casi previsti dalla normativa. In particolare, se il beneficiario instaura un rapporto di lavoro subordinato durante il periodo teorico di fruizione della NASpI, deve restituire l’importo percepito.
Su questo punto, però, assume rilievo un importante intervento della Corte costituzionale, che ha escluso la restituzione automatica integrale quando l’attività non può proseguire per cause sopravvenute non imputabili al lavoratore.
Questo orientamento rafforza la tutela di chi agisce in buona fede e si trova costretto a interrompere l’attività per motivi indipendenti dalla propria volontà.
Cosa cambia per chi vuole avviare un’attività nel 2026
Chi intende richiedere la NASpI anticipata nel 2026 dovrà pianificare con maggiore attenzione.
Il nuovo sistema richiede:
- una gestione più prudente delle risorse;
- la capacità di sostenere l’attività anche senza l’intero importo immediato;
- il rispetto rigoroso dei requisiti nel tempo.
In pratica, il beneficio resta uno strumento utile, ma meno “immediato” rispetto al passato.
Attenzione ai controlli INPS
Con il pagamento in due rate, i controlli INPS diventano più incisivi. L’ente può verificare:
- la reale prosecuzione dell’attività;
- l’assenza di lavoro subordinato;
- la posizione previdenziale del beneficiario.
Eventuali irregolarità possono comportare la perdita della seconda tranche e, nei casi più gravi, la richiesta di restituzione delle somme già percepite.
NASpI anticipata più selettiva, ma ancora centrale
La NASpI anticipata 2026 cambia volto. Da incentivo immediato diventa uno strumento più selettivo e controllato. L’obiettivo resta quello di favorire l’autoimpiego, ma con maggiore attenzione alla sostenibilità e alla correttezza delle richieste.
Chi intende utilizzarla dovrà muoversi con consapevolezza, valutando bene tempi, costi e prospettive dell’attività.
La riforma non elimina il beneficio, ma lo rende più responsabile. E, per chi ha un progetto solido, resta comunque un’opportunità concreta.