Come ottenere il riconoscimento del danno biologico da malattia professionale in caso di stress da costrittività organizzativa. Analisi completa della Cassazione n. 27444/2025 e delle prove necessarie.
Il danno biologico da malattia professionale si verifica quando un lavoratore sviluppa una patologia a causa dell’attività lavorativa. Negli ultimi anni, alcune malattie psichiche hanno trovato riconoscimento come malattie professionali. Tra queste spicca il disturbo post-traumatico da stress da costrittività organizzativa.
Quando una patologia psichica entra nella lista delle malattie tabellate secondo l’articolo 3 del D.P.R. n. 1124/1965, la legge presume che sia collegata al lavoro. Tuttavia, questa presunzione non basta da sola.
Il lavoratore deve dimostrare:
- di essere stato assegnato a una lavorazione tabellata o di essere stato esposto a un rischio derivante da essa;
- di aver sviluppato la malattia;
- di aver presentato la denuncia entro i termini previsti dalla legge.
Per le malattie di “limitata probabilità lavorativa”, come il disturbo da costrittività organizzativa, la situazione diventa più complessa. Non basta la diagnosi. Serve chiarire gli elementi oggettivi e soggettivi che dimostrano la costrittività sul lavoro.
Costrittività organizzativa: cosa significa
La costrittività organizzativa indica condizioni di lavoro che limitano il pieno svolgimento delle mansioni. Può manifestarsi con:
- marginalizzazione nelle attività;
- mancata assegnazione di compiti significativi;
- inattività forzata;
- incarichi dequalificanti o eccessivi;
- controllo esasperato sui lavoratori.
Queste situazioni generano stress, ansia, insonnia e altri disturbi psichici. Per questo, la relazione tra lavoro e malattia deve emergere chiaramente.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 27444/2025, ha stabilito che non basta il semplice manifestarsi della malattia. Serve dimostrare atti concreti che creano una reale costrizione organizzativa.
In pratica, occorre verificare due aspetti:
- Oggettivo: le condizioni di lavoro limitano davvero le mansioni del lavoratore?
- Soggettivo: queste condizioni hanno causato un impatto psicologico reale?
Un caso concreto
Un assistente informatico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha richiesto all’INAIL il riconoscimento del danno biologico per un disturbo post-traumatico da stress. I sintomi includevano ansia, insonnia, crisi di panico e difficoltà a svolgere il lavoro quotidiano.
Il lavoratore denunciava costrittività organizzativa, con inattività forzata e mancata assegnazione di compiti rilevanti.
Durante le indagini, però, non sono emerse prove di comportamenti persecutori intenzionali da parte dei superiori o dei colleghi. Per questo, la Corte territoriale ha respinto la richiesta. La Cassazione ha confermato la decisione.
La decisione della Cassazione sul danno biologico
La Corte ha chiarito che il D.M. 11 dicembre 2009 include il disturbo post-traumatico da stress da costrittività organizzativa tra le malattie professionali da denunciare obbligatoriamente. Tuttavia, questa patologia rientra nelle malattie di limitata probabilità lavorativa.
Questo significa che:
- non basta la sola presenza della malattia;
- bisogna dimostrare che le condizioni di lavoro abbiano superato la normalità dei rapporti professionali;
- occorre accertare se le azioni o omissioni dell’organizzazione abbiano davvero impattato la salute psico-fisica del lavoratore.
La Corte ha evidenziato la necessità di due verifiche:
- Oggettiva: le condizioni organizzative riducono effettivamente il coinvolgimento del lavoratore nelle mansioni?
- Soggettiva: queste condizioni hanno influito sullo stato psicologico del lavoratore?
Se non si dimostra l’esistenza di comportamenti vessatori o discriminatori, il danno biologico non può essere riconosciuto automaticamente.
L’onere della prova
Nei casi di patologie psichiche di limitata probabilità, l’onere della prova spetta inizialmente al lavoratore. Egli deve:
- raccogliere prove delle condizioni di lavoro restrittive;
- dimostrare il nesso tra queste condizioni e la malattia;
- indicare eventuali deviazioni consapevoli dall’organizzazione corretta.
Solo dopo questa fase, l’INAIL può presentare prove per dimostrare cause extraprofessionali.
La Cassazione ha ribadito che se le condizioni lavorative rientrano nella normale gestione delle mansioni, il semplice insorgere di disturbi psichici non basta per ottenere il riconoscimento del danno biologico.
Cosa devono fare i lavoratori vittime di danno biologico
Chi vuole richiedere il riconoscimento del danno biologico da malattia professionale deve seguire alcuni punti chiave:
- Raccogliere prove dettagliate: documenti scritti, email, rapporti di attività, eventuali controlli eccessivi o mancata assegnazione di compiti;
- Valutazione clinica accurata: una diagnosi chiara dei sintomi e del loro impatto sulla vita lavorativa;
- Denuncia tempestiva: rispettare i termini previsti dalla legge per rivolgersi all’INAIL;
- Dimostrare il nesso causale: collegare le condizioni lavorative alla malattia sviluppata.
Seguire queste indicazioni aumenta le possibilità di far valere il proprio diritto, soprattutto quando si tratta di patologie psichiche di limitata probabilità.
Il danno biologico da malattia professionale resta un tema delicato. Lo diventa ancora di più per le patologie psichiche legate alla costrittività organizzativa.
La Cassazione n. 27444/2025 chiarisce un punto fondamentale: non basta avere una malattia. Bisogna dimostrare con precisione sia gli elementi oggettivi sia quelli soggettivi che collegano il disturbo all’attività lavorativa.
In sintesi:
- Le malattie psichiche di limitata probabilità richiedono prove concrete sulle condizioni di lavoro;
- La costrittività organizzativa deve essere dimostrata attraverso atti specifici di marginalizzazione o controllo eccessivo;
- L’onere della prova inizia dal lavoratore, l’INAIL può rispondere con prove alternative;
- Documentazione dettagliata e denuncia tempestiva restano fondamentali.
Questo approccio aiuta a evitare riconoscimenti ingiustificati e tutela chi soffre davvero a causa di condizioni di lavoro nocive.