Riforma Schillaci: il medico di famiglia verso la dipendenza pubblica

Aprile 23, 2026
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medico di famiglia

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha illustrato in Conferenza Stato-Regioni la bozza di un decreto legislativo destinato a ridisegnare in profonditร  il funzionamento della medicina generale in Italia e della figura del medico di famiglia. Al centro del provvedimento, ancora in fase di consultazione e atteso in forma definitiva entro maggio 2026, vi รจ l’obiettivo dichiarato di garantire la piena operativitร  delle Case di Comunitร , le strutture sanitarie territoriali finanziate con circa 2 miliardi di euro del PNRR che, entro il 30 giugno 2026, dovrebbero diventare pienamente operative su tutto il territorio nazionale.

Il doppio canale: convenzione riformata e dipendenza selettiva

L’architettura giuridica della riforma si fonda su un sistema a doppio binario, che intende superare il monopolio dell’Accordo Collettivo Nazionale come unico strumento evolutivo della medicina generale. Da un lato rimane il rapporto di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, giร  disciplinato dall’art. 48 della L. n. 833/1978 e dall’art. 8 del D.Lgs. n. 502/1992, che continuerร  a rappresentare il canale ordinario, ma in forma profondamente modificata rispetto all’attuale assetto. Dall’altro, viene introdotta la possibilitร , su base volontaria, di accedere a un rapporto di lavoro subordinato con le aziende e gli enti del SSN, in modo analogo a quanto avviene per i medici ospedalieri.

Il testo chiarisce espressamente che non si tratta di una trasformazione generalizzata: la dipendenza รจ definita “selettiva, programmata e non generalizzata”, riservata inizialmente a funzioni territoriali strutturate. Le aziende sanitarie potranno assumere a tempo indeterminato solo i medici giร  operanti nella medicina generale che siano in possesso di un titolo di specializzazione.

Le novitร  sulla remunerazione e il ruolo delle Case di Comunitร 

Uno degli aspetti piรน rilevanti sul piano pratico riguarda il cambio del criterio di remunerazione dei medici convenzionati: dalla quota capitaria, cioรจ il compenso parametrato al numero di assistiti in carico, si passa a un sistema basato sul raggiungimento di obiettivi. Questi includono la partecipazione attiva alla rete territoriale, la presenza nelle Case di Comunitร , l’utilizzo di sistemi informativi interoperabili, l’adesione a meccanismi di audit e la presa in carico strutturata dei pazienti cronici e fragili.

Le Case di Comunitร , pensate come strutture intermedie multidisciplinari capaci di alleggerire il carico degli ospedali, diventano il fulcro dell’intero impianto riformatore. Il decreto prevede esplicitamente che la presenza dei medici al loro interno non sia piรน meramente incentivata, ma costituisca una componente strutturale e stabile del modello organizzativo. Viene introdotto un debito organizzativo minimo, modulabile a livello territoriale dalle singole Regioni.

Le reazioni delle associazioni di categoria e della politica

La proposta ha incontrato una resistenza diffusa e trasversale. La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) ha definito il provvedimento un testo che rischia di compromettere l’intera figura del medico di famiglia, elaborato senza un confronto istituzionale adeguato con le categorie interessate. Secondo la federazione, l’obbligo del titolo di specializzazione per accedere al canale della dipendenza penalizzerebbe in modo grave i giovani medici attualmente in formazione, che si troverebbero di fronte all’alternativa secca tra restare in un sistema privo di prospettive di carriera strutturata o abbandonare la medicina generale prima ancora di averla esercitata a pieno regime.

Critiche sono giunte anche dalla Federazione dei Medici Territoriali (Fmt), che ha parlato di rischio concreto di un ulteriore svuotamento degli studi medici nei piccoli centri e nelle aree montane, giร  oggi particolarmente esposte alla carenza di professionisti. La Federazione Cimo-Fesmed ha sollevato il tema della possibile competizione per risorse tra medici di famiglia dipendenti e medici ospedalieri, con effetti potenzialmente destabilizzanti sull’intero sistema. Piรน sfumata la posizione della Snami, favorevole in linea di principio al doppio canale ma scettica sulla concreta percorribilitร  dell’opzione della dipendenza nelle condizioni attuali del mercato del lavoro medico.

Sul fronte politico, la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi ha espresso contrarietร  alla logica burocratizzante del provvedimento, sostenendo che il ruolo del medico di famiglia debba essere valorizzato come porta di accesso e filtro ai servizi sanitari, non ingessato in un modello di dipendenza pubblica.

Le preoccupazioni previdenziali dell’ENPAM

Un profilo di particolare rilievo giuridico e previdenziale riguarda le ricadute della riforma sull’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri (ENPAM). Il presidente Alberto Oliveti ha segnalato che il passaggio di una quota di iscritti dal lavoro autonomo convenzionato alla dipendenza pubblica potrebbe alterare in modo strutturale e irreversibile l’equilibrio del sistema previdenziale categoriale, che si regge sulla contribuzione obbligatoria dei liberi professionisti. L’ENPAM gestisce il proprio sistema pensionistico a ripartizione: una riduzione della platea contributiva, a fronte di prestazioni invariate, comprometterebbe la sostenibilitร  attuariale dell’ente nel lungo periodo.

Oliveti ha precisato che se la qualificazione giuridica del rapporto di lavoro muta per effetto di legge, la contribuzione previdenziale รจ attratta verso il polo pubblico, con conseguente fuoriuscita dei medici coinvolti dal sistema ENPAM e relativo impatto strutturale sul fondo della medicina convenzionata.

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