Negli ultimi tempi abbiamo assistito all’affermazione dell’istituto della mediazione civile come strumento di giustizia alternativa e consensuale. Ciò è a conferma di un trend in crescita, intensificatosi nel contesto post-pandemico e dietro l’impulso della Riforma Cartabia. Il report della Direzione generale di Statistica del Ministero della Giustizia è stato pubblicato lo scorso ottobre e conferma tali tendenze nel primo semestre dell’anno.
Report ministeriale, un’analisi dei dati
Stando al report ministeriale, nel primo semestre del 2025 sono stati iscritti 87.416 procedimenti di mediazione civile, e l’incremento è stato del 14% in confronto al medesimo periodo pre-pandemia. Dei procedimenti iscritti, sempre nel primo semestre 2025, il 78% attiene a materie obbligatorie, il 13% a procedure demandate dal giudice e il 9% sono mediazioni volontarie.
Dato da tenere in particolare considerazione è quello dell’aumento di mediazioni demandate. Esse sono circa 11.300, di cui il 64% riguardanti questioni di contratti bancari, locazioni e altre materie di natura commerciale.
Un’analisi delle modalità partecipative ai procedimenti mostra che il 55,5% delle parti compare al primo incontro. Una percentuale che si mantiene stabile rispetto al 2024, ma superiore agli anni precedenti, segno di crescente fiducia nello strumento. Nelle controversie di divisione si registra la partecipazione più elevata (pari al 70%), seguono con scarto esiguo le partecipazioni alle mediazioni per contratti finanziari (69,5%) e successioni ereditarie (66,8%).
La mediazione telematica ricorre nel 49% delle procedure concluse nel semestre. Un dato che supera quello delle mediazioni in presenza (39%), e attesta quella che è l’efficacia dello strumento a distanza, favorito dal contesto delle tecnologie attuali e sicuramente dalle misure di distanziamento sociale prima in vigore con la pandemia.
Altro dato che si registra è quello dell’assistenza legale, molto presente con il 91% dei proponenti e l’83% di coloro che vi aderiscono. Ci si avvale a tal proposito dell’intervento di un avvocato anche nelle mediazioni volontarie, ambito nel quale non è obbligatorio.
Tasso di accordo e fattori di successo per la mediazione
Si raggiunge l’accordo nel 30,3% delle procedure nelle quali l’aderente abbia preso parte al primo incontro. Percentuale inferiore al 2024, ma superiore al 2023, per cui si può dedurre una certa stabilità. La partecipazione anche in seguito al primo incontro è un fattore che rende più probabile la definizione della controversia, e qui infatti il dato si attesta a quota 52.7%.
Se si suddividono le controversie per valore, nel rapporto del Ministero emerge che quelle del valore superiore a 1000 euro (da 1.001 euro) e fino a 5.000 euro, mostrano un tasso più alto, pari al 38%. Il tasso sale al 63% laddove si considerino solamente quelle mediazioni in cui le parti abbiano preso parte anche agli incontri successivi. Linea di tendenza confermata per i procedimenti da 5.001 euro a 10.000 euro di valore, con un tasso che s’attesta al 35%, e che sale al 57% limitatamente ai casi d’adesione alle sessioni successive.
Ruolo delle istituzioni e delle pronunce giurisprudenziali
I casi di successo sono stati studiati anche in relazione agli organismi che se ne sono occupati. Gli Organismi di mediazione che appartengono alle Camere di Commercio riportano un tasso di successo superiore per la mediazione (dato che si attesta al 57,2%). A seguire sono gli organismi privati (5,2%) e gli altri ordini professionali (51,1%). I dati presentati sono a testimonianza delle reti organizzate, e specializzate nel favorire la partecipazione e l’esito positivo delle procedure di mediazione.
Sul fronte giurisprudenziale, tante sono state le pronunce che hanno dato un contributo nel rafforzare la mediazione quale strumento prioritario di risoluzione delle controversie. Si possono ricordare al riguardo le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione: nelle stesse si può leggere come la mediazione, tanto in presenza che in telematica, funga ormai da imprescindibile elemento per una giustizia maggiormente rapida ed efficace, che si orienti alla conciliazione e alla tutela delle parti.
Normativa di riferimento per la mediazione
L’atto normativo a regolazione della mediazione civile è il D. Lgs. 4 marzo 2010 n.28. Il suddetto decreto ha introdotto l’obbligatorietà della mediazione per molteplici materie e ha previsto il procedimento di mediazione assistita da un mediatore qualificato. A dare ulteriore vigore all’istituto della mediazione, la Riforma Cartabia del 2023, mediante l’incentivo di questa anche in forma telematica, e con miglioramenti sulle procedure d’accesso.
Il ricorso attuale alla mediazione, le conclusioni
In conclusione, possiamo affermare che il primo semestre del 2025 ha confermato la strategicità della funzione della mediazione civile nella giustizia italiana. Si è visto un incremento d’iscrizioni, una partecipazione pi attiva delle parti e un’efficacia maggiore nel raggiungimento degli accordi.
Il fatto che il numero dei procedimenti iscritti sia risultato in crescita, così come in crescita è l’adesione delle parti ai procedimenti di mediazione proposti, è d’attestazione di una fiducia maggiore in tale strumento. Risultati ai quali vi hanno contribuito non poco le evoluzioni normative e tecnologiche subentrate negli ultimi anni. L’istituto della mediazione può allora essere confermato in qualità di pilastro, per una giustizia più moderna, sostenibile e orientata al consenso.