Con la circolare n. 27/2026, l’INPS ha reso noti gli importi aggiornati dei contributi volontari per l’anno in corso, rivalutati dell’1,4% in linea con l’indice ISTAT. I numeri mostrano aumenti contenuti ma costanti rispetto al 2025, con differenze significative a seconda della categoria di appartenenza del lavoratore.
Per chi si trova in una fase di discontinuitร lavorativa o vuole rafforzare la propria posizione previdenziale, conoscere queste cifre รจ il primo passo per fare scelte consapevoli. Scopriamole insieme.
Che cosa sono i contributi volontari e quando si puรฒ richiederli
A differenza dei contributi obbligatori, che vengono versati automaticamente durante il rapporto di lavoro, i contributi volontari sono frutto di una scelta autonoma del lavoratore, finalizzata a colmare lacune contributive o ad aumentare il futuro assegno pensionistico.
Tuttavia, la semplice volontร non รจ sufficiente: รจ necessario ottenere un’apposita autorizzazione da parte dell’INPS. L’istituto la concede in presenza di specifiche condizioni, legate alla cessazione o all’interruzione dell’attivitร lavorativa, e a patto di aver maturato almeno cinque anni di contributi, oppure almeno tre anni nei cinque precedenti la domanda.
I costi per i lavoratori dipendenti
Per i lavoratori dipendenti non agricoli, il contributo volontario รจ calcolato su base settimanale, prendendo come riferimento la media delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria. Su questa “retribuzione media imponibile” si applica l’aliquota contributiva prevista, nel rispetto di un minimale fissato per il 2026 a 244,74 euro settimanali.
Le aliquote variano in base alla data di autorizzazione: chi ha ottenuto l’autorizzazione entro il 31 dicembre 1995 applica il 27,87%, mentre chi l’ha ricevuta dal 1ยฐ gennaio 1996 in poi applica il 33%. Ne deriva che il costo minimo annuo รจ di circa 3.547 euro nel primo caso e di circa 4.200 euro nel secondo.
Artigiani e commercianti: il sistema delle classi di reddito
Per gli autonomi iscritti come artigiani o commercianti, il calcolo segue una logica diversa: la contribuzione mensile dipende dalla media dei redditi d’impresa dichiarati ai fini IRPEF negli ultimi 36 mesi precedenti la domanda di autorizzazione. L’importo viene poi collocato in una delle otto classi di reddito previste dalla legge, ciascuna con una contribuzione mensile predefinita.
Un artigiano che rientra nella prima classe (fino a 18.808 euro di reddito) versa circa 376 euro al mese, per un totale di circa 4.514 euro annui; un commerciante nella stessa fascia arriva a circa 4.604 euro l’anno. All’estremo opposto, chi supera i 56.224 euro di reddito puรฒ arrivare a versare fino a circa 13.494 euro (artigiani) o 13.764 euro (commercianti) l’anno.
Co.co.co. e professionisti: la gestione separata
Gli iscritti alla gestione separata INPS, tra cui collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) e professionisti privi di cassa previdenziale autonoma, determinano il contributo volontario applicando l’aliquota obbligatoria ai compensi medi dell’anno precedente la domanda. Anche in questo caso vige un minimale di legge, allineato a quello di artigiani e commercianti.
Per il 2026, il minimale annuo รจ fissato a 18.808 euro. Il costo minimo annuo risulta pari a 4.702 euro per i professionisti senza cassa e a 6.207 euro per i co.co.co. e gli altri iscritti alla gestione separata, rispettivamente 63 e 83 euro in piรน rispetto al 2025.
Il vantaggio fiscale: i contributi volontari sono deducibili
Un elemento spesso sottovalutato riguarda il trattamento fiscale di questi versamenti. I contributi volontari sono integralmente deducibili dal reddito complessivo, e vanno indicati nella dichiarazione dei redditi. L’effetto concreto รจ una riduzione dell’IRPEF e delle relative addizionali, con un risparmio che cresce proporzionalmente al reddito del contribuente.
Chi si trova in una fascia reddituale piรน alta ottiene quindi un beneficio fiscale maggiore, che attenua in parte il peso economico del versamento. Per un approfondimento sulle novitร IRPEF 2026 e le detrazioni, รจ utile tenere conto anche delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio.
Il quadro previdenziale 2026: un contesto in evoluzione
La scelta di versare contributi volontari va contestualizzata all’interno di un sistema previdenziale in continuo cambiamento. Come evidenziato dall’aumento dell’etร pensionabile ufficializzato dall’INPS con il messaggio n. 558/2026, i requisiti per il pensionamento tendono ad allungarsi, rendendo ancora piรน rilevante una pianificazione contributiva attenta. Allo stesso tempo, chi percepisce una pensione bassa puรฒ trovare supporto nelle misure di rivalutazione, come illustrato nell’articolo sulla pensione minima 2026. Investire oggi in contributi volontari significa, in molti casi, costruire una posizione previdenziale piรน solida per il futuro.