Il legislatore ha introdotto per il 2025 una misura di sostegno economico destinata alle lavoratrici madri, il bonus mamme, che prevede un contributo mensile di 40 euro. L’Istituto nazionale della previdenza sociale ha dato il via libera alle domande attraverso la circolare numero 139 del 2025, stabilendo una finestra temporale di quaranta giorni per la presentazione delle istanze, dal 28 ottobre al 9 dicembre.
Ricordiamo che la tempistica rappresenta un elemento cruciale per le potenziali beneficiarie, che devono attivarsi tempestivamente per non perdere l’opportunità di accedere all’incentivo. Per le lavoratrici che dovessero maturare i requisiti necessari nel periodo compreso tra il 9 e il 31 dicembre, la normativa prevede una dilazione: la domanda potrà essere presentata fino al 31 gennaio 2026.
Il bonus mamme in ogni caso è una soluzione transitoria che ha sostituito la decontribuzione mamme originariamente prevista dalla manovra finanziaria 2025, la quale non è mai diventata operativa a causa di continui rinvii e modifiche normative. Il decreto legge numero 95 del 2025 ha infatti differito l’entrata in vigore della decontribuzione all’anno successivo, introducendo nel frattempo questo incentivo economico diretto.
I requisiti relativi al numero di figli
L’accesso al bonus mamme è subordinato innanzitutto al possesso di specifici requisiti familiari che riguardano il numero di figli a carico. La normativa stabilisce che la lavoratrice deve essere madre di almeno due figli, con il più piccolo di età inferiore a dieci anni, oppure madre di tre o più figli, con il più piccolo di età inferiore a diciotto anni.
La distinzione anagrafica è un elemento fondamentale per determinare l’ammissibilità all’incentivo e riflette la volontà del legislatore di concentrare il sostegno sulle famiglie con figli in età più giovane. Nel conteggio complessivo dei figli vengono considerati anche quelli adottati o in affidamento preadottivo, garantendo così parità di trattamento tra diverse forme di genitorialità.
Il requisito numerico deve sussistere al primo gennaio 2025 oppure può essere perfezionato entro il 31 dicembre dello stesso anno, offrendo quindi margini di flessibilità alle lavoratrici che vedranno crescere la propria famiglia nel corso dell’anno fiscale. Questa previsione consente di includere nell’ambito applicativo della misura anche le nascite o le adozioni che avvengono dopo l’inizio dell’anno solare, evitando discriminazioni legate al momento in cui la famiglia si allarga.
Le tipologie di lavoro che danno diritto al bonus mamme
La seconda condizione essenziale per accedere all’incentivo riguarda la posizione lavorativa della richiedente. La lavoratrice madre deve essere titolare di un rapporto di lavoro dipendente, sia nel settore pubblico che in quello privato, con l’unica esclusione del lavoro domestico. In alternativa, può trattarsi di una lavoratrice autonoma iscritta a qualunque gestione previdenziale dell’Inps, compresa la gestione separata, oppure a qualunque cassa professionale di categoria.
Rientrano nell’ambito di applicazione anche le lavoratrici con contratti particolari come quello intermittente o in somministrazione. Un aspetto di particolare rilevanza riguarda le differenze tra le diverse categorie di lavoratrici autonome: le professioniste iscritte a una cassa professionale hanno diritto al bonus in virtù della sola iscrizione, indipendentemente dall’effettivo svolgimento dell’attività professionale durante l’anno.
Al contrario, le lavoratrici iscritte alla gestione separata dell’Inps possono beneficiare dell’incentivo esclusivamente per i mesi di effettiva attività lavorativa di competenza dell’anno 2025. Questa distinzione crea una situazione differenziata: un’avvocata iscritta a Cassa Forense mantiene il diritto al bonus anche nei periodi di inattività, mentre una consulente aziendale iscritta alla gestione separata lo perde nei mesi in cui non svolge concretamente la propria attività.
La disciplina specifica per le madri con tre figli
La normativa introduce una regolamentazione particolare per le lavoratrici madri con tre o più figli, creando un sistema di incentivi alternativi che non possono cumularsi.
Le lavoratrici dipendenti con almeno tre figli assunte a tempo indeterminato sono escluse dal bonus mamme perché hanno diritto a un beneficio diverso e più consistente: l’esonero totale dei contributi previdenziali a loro carico versati in busta paga, che generalmente ammontano al 9,19 percento della retribuzione. Questa misura alternativa resta operativa fino al 31 dicembre 2026 e viene considerata dal legislatore più vantaggiosa rispetto al bonus mensile di quaranta euro. Il rapporto di apprendistato viene equiparato al contratto a tempo indeterminato, con la conseguenza che anche le apprendiste madri di tre o più figli rientrano nell’esonero contributivo anziché nel bonus.
Per le lavoratrici dipendenti con tre o più figli, quindi, il bonus mamme spetta unicamente in presenza di contratti a tempo determinato. Qualora nel corso del 2025 una lavoratrice abbia svolto più rapporti di lavoro, alcuni a termine e altri a tempo indeterminato, l’incentivo non compete per i mesi coperti da contratto a tempo indeterminato, mentre rimane dovuto per quelli in cui il rapporto risultava a termine.
Il limite reddituale e le modalità di erogazione del bonus mamme
La terza e ultima condizione di accesso all’incentivo concerne la situazione economica della lavoratrice richiedente. Il diritto al bonus mamme è riconosciuto esclusivamente quando la somma complessiva dei redditi da lavoro, sia autonomo che dipendente, rilevanti per il calcolo delle imposte nell’anno 2025 non supera quarantamila euro. Questo limite reddituale rappresenta una soglia di sbarramento volta a concentrare le risorse pubbliche verso le famiglie che ne hanno maggiore necessità, escludendo le lavoratrici con redditi più elevati.
La domanda per ottenere il bonus deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica attraverso i canali dell’Inps, e nella compilazione dell’istanza occorre indicare la modalità di pagamento prescelta tra accredito su conto corrente con codice IBAN o bonifico domiciliato. L’importo erogato di quaranta euro mensili non è imponibile né ai fini fiscali né ai fini contributivi, inoltre non rileva per il calcolo dell’Indicatore della situazione economica equivalente. Per le mensilità di competenza da gennaio a novembre, l’Inps provvederà all’erogazione in un’unica soluzione nel mese di dicembre, compatibilmente con la tempistica di presentazione della domanda.
Le istanze presentate in tempo non utile per il pagamento di dicembre 2025, purché comunque inoltrate entro il 31 gennaio 2026, vedranno l’erogazione del beneficio entro il mese di febbraio 2026, per un importo mensile di quaranta euro calcolato su un massimo di dodici mensilità complessive.