Amianto sul lavoro: cosa cambia con le nuove disposizioni europee [Guida]

Gennaio 22, 2026
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amianto

Dal 24 gennaio 2026 è entrata in vigore una riforma normativa che ha come obiettivo quello di ridefinire gli obblighi e le responsabilità per tutte le imprese che operano in quei contesti in cui esiste il rischio di esposizione all’amianto.

Il decreto legislativo n. 213/2025, che recepisce la Direttiva europea 2023/2668, introduce infatti alcune modifiche sostanziali al Testo Unico sulla Sicurezza (decreto legislativo n. 81/2008). Con esse, si pone al centro della disciplina la prevenzione e la tutela della salute dei lavoratori.

Considerato che la riforma ha una portata molto impattante sui lavoratori e sulle imprese, abbiamo voluto dedicare un approfondimento specifico.

L’innovazione è infatti un interessante cambio di prospettiva nell’approccio alla gestione del rischio amianto. Il legislatore europeo, e di conseguenza quello italiano, ha voluto rafforzare il sistema di protezione con norme più stringenti e controlli più accurati. Emerge così la consapevolezza che l’esposizione all’amianto continua a essere una delle principali cause di malattie professionali nel nostro Paese.

Vediamo cosa si sta facendo per contenere questo pericolo.

Cosa cambia con la riforma sull’amianto

La riforma interviene su vari aspetti. Prima di tutto chiarisce l’ambito di applicazione della normativa. Sono interessate dalla nuova disciplina tutte le attività lavorative che comportano o possono comportare un’esposizione all’amianto, con particolare riferimento agli interventi di demolizione, manutenzione e ristrutturazione di edifici e impianti.

Da questa lettura capiamo che la portata della norma è davvero ampia. Finisce infatti con il coinvolgere numerosi settori produttivi come, a titolo non esaustivo:

  • costruzioni
  • manutenzione industriale
  • interventi su immobili civili.

Gli obblighi preventivi

Passando poi al dettaglio di ciò che cambia, la prima variazione riguarda gli obblighi preventivi.

Prima del recepimento della direttiva europea, infatti, la valutazione della presenza di amianto era certamente prevista, ma con minori specificazioni procedurali. Oggi invece il datore di lavoro è tenuto ad adottare ogni misura necessaria per individuare la presenza di materiali contenenti amianto prima ancora di avviare qualsiasi intervento.

L’obbligo si traduce in un dovere di informazione attiva: l’azienda deve richiedere ai proprietari degli immobili tutte le informazioni disponibili sulla presenza di amianto negli edifici oggetto di intervento.

Se però queste informazioni non siano disponibili o risultino insufficienti, scatta un secondo livello di verifica.

Il datore di lavoro ha infatti l’obbligo di provvedere autonomamente all’esame dei luoghi attraverso operatori specializzati e qualificati, che dovranno effettuare i rilievi necessari prima dell’inizio dei lavori.

La valutazione del rischio amianto

Una volta accertata o anche solo sospettata la presenza di amianto, si passa alla valutazione specifica del rischio.

In altri parole, il datore di lavoro non può più limitarsi a una valutazione generica. Deve invece procedere a un’analisi dettagliata che determini con precisione la natura e il grado dell’esposizione a cui potrebbero essere sottoposti i lavoratori.

La rimozione dell’amianto

Altro aspetto piuttosto interessante è la priorità che viene data alla rimozione dell’amianto rispetto ad altre forme di intervento.

Pertanto, quando tecnicamente possibile, la normativa impone di privilegiare l’eliminazione definitiva del materiale pericoloso piuttosto che optare per soluzioni di confinamento o incapsulamento. Si deve dunque procedere sempre, tranne qualche eccezione, alla bonifica progressiva del patrimonio edilizio nazionale.

L’obbligo di notifica

Parallelamente alla valutazione del rischio, assume nuova rilevanza l’obbligo di notifica all’organo di vigilanza competente.

Ovvero, prima dell’avvio dei lavori che presentano un rischio di esposizione all’amianto, il datore di lavoro deve comunicare formalmente all’autorità preposta le caratteristiche dell’intervento, fornendo una documentazione tecnica completa e dettagliata.

La documentazione deve essere conservata per un periodo molto lungo, pari a quarant’anni, considerato che le patologie correlate all’amianto possono manifestarsi anche a distanza di decenni dall’esposizione.

I controlli sull’esposizione all’amianto

Ancora, la riforma introduce modifiche sostanziali in materia di controlli ambientali.

Durante lo svolgimento delle attività a rischio, il datore di lavoro è tenuto a effettuare misurazioni periodiche della concentrazione di fibre di amianto nell’aria. Le misurazioni devono essere effettuate principalmente attraverso il campionamento personale, ovvero rilevando l’esposizione direttamente sul singolo lavoratore, con la possibilità di integrare i dati attraverso campionamenti ambientali nell’area di lavoro.

I risultati delle misurazioni devono essere annotati nel Documento di Valutazione dei Rischi, che diventa così uno strumento ancora più completo e articolato per la gestione della sicurezza aziendale.

Ma forse l’elemento ancora più significativo è la riduzione del valore limite di esposizione. La normativa stabilisce che la concentrazione di fibre nell’aria non deve superare il parametro di 0,01 fibre per centimetro cubo, un livello molto restrittivo che testimonia la volontà di minimizzare al massimo il rischio per i lavoratori. In caso di superamento di questo limite, la legge impone la sospensione immediata delle attività fino al ripristino di condizioni di sicurezza.

L’aggiornamento delle patologie riconosciute

La riforma interviene anche sul fronte del riconoscimento delle malattie professionali, aggiornando l’elenco delle patologie correlate all’esposizione all’amianto.

La modifica normativa tiene cioè conto dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche in materia e garantisce ai lavoratori una tutela più ampia sul piano assicurativo e previdenziale. L’inserimento del nuovo allegato tecnico nel Testo Unico rappresenta un passo importante verso il riconoscimento di tutte le conseguenze sanitarie derivanti dal contatto con questo materiale pericoloso.

La responsabilità aziendale

Evidentemente, l’insieme di queste novità delinea un quadro normativo più complesso e articolato, che richiede alle imprese un livello di attenzione e preparazione superiore rispetto al passato.

I datori di lavoro devono oggi dotarsi di procedure operative specifiche, investire nella formazione del personale e collaborare con professionisti qualificati per garantire la piena conformità alle nuove disposizioni. Il mancato rispetto di questi obblighi può comportare conseguenze rilevanti, sia sul piano amministrativo che penale, oltre naturalmente ai gravissimi rischi per la salute dei lavoratori.

La normativa è dunque un impulso per migliorare gli standard di sicurezza e tutelare efficacemente chi opera in contesti potenzialmente pericolosi. L’approccio preventivo e la maggiore rigidità dei controlli sono strumenti essenziali per raggiungere questo obiettivo.

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