La Legge di Bilancio 2026 supera il primo scoglio parlamentare. Il 23 dicembre 2025 il Senato ha approvato il testo in prima lettura, dando il via libera a una manovra che disegna le regole economiche del Paese per il prossimo triennio. Ora il disegno di legge passa alla Camera, dove è attesa l’approvazione definitiva entro fine anno.
Non si tratta di una manovra “shock”, ma di un intervento che punta sulla continuità. Il Governo ha scelto una linea prudente, cercando di tenere insieme il rispetto dei vincoli europei e alcune misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese. Il risultato è un testo ampio, con molti interventi mirati, ma senza grandi strappi.
Il via libera del Senato e il percorso della manovra
Il voto di Palazzo Madama è arrivato dopo la fiducia posta dal Governo su un maxi-emendamento che ha sostituito la prima parte del disegno di legge. I numeri raccontano una maggioranza compatta: 113 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astensioni.
La seduta è durata poco più di tre ore, ma il passaggio politico è stato rilevante. Con questa approvazione, l’Esecutivo ha confermato la propria stabilità in un contesto economico complesso, segnato da crescita moderata, inflazione sotto controllo ma ancora da monitorare, e conti pubblici osservati speciali a livello europeo.
La Camera dei deputati è stata convocata per l’esame finale nei giorni immediatamente successivi, con tempi molto stretti.
Una manovra prudente, costruita sul triennio
La Legge di Bilancio 2026 guarda avanti, ma senza forzature. Il testo copre il periodo 2026-2028 e fissa una riduzione graduale dell’indebitamento netto, che dovrebbe passare dal 2,8% del PIL nel 2026 al 2,3% nel 2028.
La struttura resta quella classica:
- una prima sezione, con le norme che introducono o modificano misure fiscali e di spesa;
- una seconda sezione, dedicata ai numeri, agli stanziamenti e agli effetti sui saldi di finanza pubblica.
Le priorità sono chiare: sostegno ai redditi, rafforzamento di sanità e welfare, incentivi agli investimenti e attenzione agli equilibri dei conti.
Il confronto politico: due letture opposte
Nel dibattito finale sono emerse visioni molto diverse. La maggioranza ha difeso la manovra parlando di responsabilità e realismo. L’idea di fondo è che, in questa fase, sia meglio evitare promesse difficili da mantenere e puntare su interventi graduali ma sostenibili.
Le opposizioni hanno invece criticato l’impianto complessivo. Alcuni gruppi hanno riconosciuto la credibilità sui conti pubblici, ma hanno denunciato l’assenza di una vera strategia su salari, crescita e politiche industriali. Altri hanno parlato di una manovra poco incisiva sul piano sociale, con risorse giudicate insufficienti per sanità, scuola e lotta alle disuguaglianze.
Giustizia: più personale e attenzione all’organizzazione
Tra le misure meno visibili, ma rilevanti, ci sono quelle dedicate alla giustizia. La manovra interviene soprattutto sull’organizzazione degli uffici.
Da un lato, vengono prorogati alcuni incarichi nella giustizia tributaria e rivisti i compensi degli organi di autogoverno, in continuità con il riordino già avviato. Dall’altro, il Ministero della Giustizia ottiene nuovi strumenti per rafforzare la macchina amministrativa.
Sono previste stabilizzazioni del personale assunto per il PNRR, nuove assunzioni e regole aggiornate per il collocamento fuori ruolo dei magistrati. L’obiettivo è semplice: rendere gli uffici più efficienti e ridurre i tempi dei procedimenti.
Sul fronte della legalità, nasce anche un fondo dedicato alla lotta alla criminalità organizzata, con risorse destinate a progetti di formazione ed educazione alla legalità.
Fisco: meno IRPEF e una nuova rottamazione
Uno dei punti più attesi riguarda le tasse. La Legge di Bilancio 2026 interviene sull’IRPEF, riducendo l’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33% per i redditi fino a 50.000 euro. È una misura pensata per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio, senza stravolgere il sistema.
Accanto al taglio IRPEF, viene confermata la rottamazione delle cartelle esattoriali. I debiti affidati alla riscossione dal 2000 al 2023 potranno essere pagati a rate, con importi minimi contenuti e interessi ridotti. La prima scadenza è fissata a luglio 2026.
L’intento è duplice: ridurre il contenzioso e permettere a molti contribuenti di regolarizzare la propria posizione.
Pensioni: piccoli ritocchi, nessuna rivoluzione
Sul fronte previdenziale, la manovra non introduce cambiamenti drastici. Dal 2027 l’età pensionabile salirà a 67 anni e un mese, seguendo l’adeguamento alla speranza di vita.
Le pensioni minime ricevono un aumento contenuto, circa 20 euro al mese. Un segnale di attenzione, ma senza effetti strutturali.
Più significativa, invece, la scelta sul TFR. Dal 1° luglio 2026, per i nuovi assunti scatterà il meccanismo del silenzio-assenso: se il lavoratore non esprime una scelta, il trattamento di fine rapporto finirà automaticamente in un fondo pensione. L’obiettivo è rafforzare la previdenza complementare e costruire rendite future più solide.
Sanità e welfare: più risorse, ma il dibattito resta aperto
La sanità resta uno dei temi più discussi. La Legge di Bilancio 2026 aumenta il Fondo sanitario nazionale, destinando nuove risorse alla riduzione delle liste d’attesa e al potenziamento della medicina territoriale.
Il Governo parla di un rafforzamento progressivo del sistema. Le opposizioni, però, sostengono che gli incrementi non siano sufficienti a colmare le carenze accumulate negli anni, soprattutto in settori come la prevenzione e l’assistenza domiciliare.
Sul versante welfare, vengono rifinanziate alcune misure dedicate alle pari opportunità, con attenzione anche alla prevenzione della violenza di genere.
Casa e bonus edilizi: conferme e limiti
Per il 2026 restano in vigore i principali bonus edilizi, ma con aliquote differenziate. Le detrazioni per ristrutturazioni ed ecobonus arrivano al 50% per la prima casa e al 36% per le seconde, con un tetto di spesa di 96.000 euro.
Il superbonus resta confinato agli interventi post-sisma in alcune regioni del Centro Italia. Il bonus mobili viene confermato, ma solo per il 2026, con un limite di 5.000 euro.
Sugli affitti brevi turistici, la tassazione diventa progressivamente più onerosa all’aumentare del numero di immobili affittati.
Imprese: incentivi sì, ma con nuovi paletti
Alle imprese sono destinati circa 10 miliardi di euro. L’iperammortamento viene prorogato fino al 2028, ma solo per investimenti in beni prodotti in Europa. Sparisce l’ultimo extra bonus legato al green.
Vengono rifinanziati anche gli incentivi per la Transizione 4.0 e le Zone Economiche Speciali. Dal 2028 è prevista una nuova ritenuta sulle transazioni tra imprese, che aumenterà gradualmente negli anni successivi.
ISEE: più famiglie escluse dai limiti
Una delle novità più rilevanti riguarda l’ISEE. La prima casa viene esclusa dal calcolo e la franchigia sale in modo significativo. Cambia anche la scala di equivalenza, favorendo i nuclei più numerosi.
Il risultato è un ampliamento della platea che potrà accedere a assegno unico, bonus nido, assegno di inclusione e altre misure di sostegno.
Una manovra senza strappi, ma con molte scelte mirate
La Legge di Bilancio 2026 non promette miracoli. Punta piuttosto a mantenere un equilibrio tra rigore e sostegno economico, in un contesto complesso e ancora incerto.
Molto dipenderà dall’attuazione concreta delle misure e dalle scelte future. Il passaggio finale alla Camera dirà se questo impianto resterà invariato o se subirà gli ultimi ritocchi prima dell’approvazione definitiva.