Permessi Legge 104: cosa succede quando più familiari assistono la stessa persona con disabilità?

Settembre 19, 2026
3 mins read
LEGGE 104 PERMESSI

Con la Circolare n. 100 del 18 settembre 2026, l’INPS interviene su un tema che riguarda migliaia di famiglie italiane: come gestire i permessi retribuiti previsti dall’articolo 33, comma 3, della Legge 104/1992 quando più lavoratori dipendenti assistono la stessa persona con disabilità. Il documento chiarisce infatti cosa accade nei casi di superamento dei limiti previsti dalla norma e quali conseguenze comporta la fruizione contemporanea dei giorni di permesso da parte di più aventi diritto.

Permessi Legge 104: tre giorni di permesso, più familiari coinvolti

Per comprendere la portata del chiarimento, ricordiamo prima di tutto che l’articolo 33, comma 3, della Legge 104/1992 riconosce ai lavoratori dipendenti la possibilità di fruire di tre giorni mensili di permesso retribuito, anche frazionabili in ore, per assistere un familiare in condizione di disabilità grave non ricoverato a tempo pieno.

Possono richiedere questo beneficio i genitori (anche adottivi), il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto e, in presenza di determinati requisiti, i parenti entro il terzo grado.

Un punto centrale, spesso frainteso, riguarda il superamento del vecchio principio del cosiddetto “referente unico dell’assistenza”. Il decreto legislativo n. 105/2022 ha eliminato questa regola, aprendo la possibilità che il diritto ai permessi sia riconosciuto contemporaneamente a più persone che assistono lo stesso familiare disabile, e non più a un solo soggetto designato. Come già chiarito dalla circolare INPS n. 39/2023, oggi più familiari possono ottenere l’autorizzazione, a condizione che rispettino un limite invalicabile.

Rimane fermo il vincolo dei tre giorni al mese sui permessi legge 104

Nonostante l’apertura a più aventi diritto, la normativa mantiene un paletto rigido: il limite complessivo resta di tre giorni di permesso mensili, da utilizzare in modo alternato tra tutti i familiari autorizzati. Non si tratta, quindi, di tre giorni per ciascun lavoratore, ma di un tetto unico che vale per l’intero nucleo di persone che si prendono cura del disabile.

Questo significa che i familiari coinvolti devono necessariamente organizzarsi e pianificare insieme la fruizione dei permessi, sia per garantire un’assistenza continuativa alla persona con disabilità, sia per non incorrere in violazioni della legge. L’INPS lo ribadisce espressamente nel provvedimento di autorizzazione, dove si specifica che il beneficio si gode in via alternata e nel rispetto del tetto massimo mensile.

Cosa succede in caso di superamento del limite di tre giorni?

La circolare affronta per la prima volta in modo sistematico l’ipotesi in cui, sommando i giorni fruiti da tutti i familiari autorizzati, si superi la soglia mensile consentita. In questi casi, secondo l’INPS, si applica il principio della priorità temporale: il diritto si considera esaurito nel momento in cui si raggiunge il terzo giorno di permesso, a prescindere da chi lo abbia utilizzato.

Di conseguenza, qualunque giorno fruito oltre il terzo risulta indebito e l’Istituto è tenuto a recuperarlo, ma non da tutti i lavoratori coinvolti: il recupero riguarda esclusivamente chi ha fruito del permesso dopo che il limite era già stato raggiunto da un altro familiare. Facciamo un esempio pratico ripreso dalla circolare. Se il lavoratore A utilizza due giorni di permesso nel mese e il lavoratore B ne utilizza altri due per assistere la stessa persona, il secondo giorno fruito da B (il quarto in totale) è indebito, perché il tetto di tre giorni era esaurito. Il recupero, in questo caso, riguarda solo il lavoratore B.

Il caso della fruizione contemporanea: la ripartizione dell’indebito

Diversa è l’ipotesi in cui due o più lavoratori fruiscano del permesso nello stesso giorno o nelle stesse ore per assistere il medesimo familiare disabile. In questa situazione non esiste una priorità temporale da applicare, dato che l’utilizzo avviene in modo simultaneo. L’INPS chiarisce quindi che si applica un criterio di ripartizione proporzionale: l’indebito è suddiviso in parti uguali tra tutti i lavoratori che usufruiscono contemporaneamente del beneficio.

Nell’esempio riportato dalla circolare, se due lavoratori si assentano lo stesso giorno per assistere la stessa persona, quella giornata risulta indebita al 50% per ciascuno, e il recupero è calcolato in proporzione all’orario di lavoro previsto per ognuno dei due dipendenti.

Cosa cambia per lavoratori e datori di lavoro

La circolare n. 100/2026 ha un impatto pratico immediato: impone ai familiari che assistono una persona con disabilità di coordinarsi attentamente nella gestione dei permessi, pena il rischio di dover restituire somme già percepite. Va inoltre ricordato che il tema dei controlli sui benefici della Legge 104 è oggetto di crescente attenzione da parte del legislatore, come dimostra il rafforzamento delle verifiche INPS introdotto dalla legge 199/2025, che ha esteso i controlli su permessi e congedi anche ai medici della sanità militare.

È utile ricordare, infine, che i tre giorni mensili non sono l’unico strumento a disposizione dei caregiver: dal 2026 è possibile beneficiare anche di dieci ore annue aggiuntive di permesso retribuito, dedicate specificamente a visite mediche ed esami diagnostici, e che la giurisprudenza più recente riconosce tutele sempre più ampie a chi assiste un familiare disabile, come nel caso del diritto al risarcimento per il lavoratore a cui viene negato un turno compatibile con le esigenze di assistenza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from Blog

asse ereditario

Asse ereditario senza figli – la nostra guida

Che cosa succede quando i coniugi muoiono senza lasciare figli? Come è strutturato l’asse ereditario senza figli? Per rispondere a queste domande abbiamo realizzato una guida rapida con cui speriamo di soddisfare
obblighi genitore collocatario

Quali sono gli obblighi del genitore collocatario

Quali sono gli obblighi del genitore collocatario? La domanda è particolarmente interessante, soprattutto se vista all’interno di un più ampio contesto di analisi dei provvedimenti che riguardano i figli in caso di