Incidente? Il proprietario dell’auto deve sapere chi era alla guida – Le Novità del Codice della Strada 2026

Agosto 22, 2026
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Codice della strada e incidenti

Codice della strada e incidente: la Cassazione chiarisce quando il proprietario dell’auto deve indicare chi era alla guida e quando rischia una multa.

Prestare l’auto al marito, alla moglie, a un figlio oppure a un altro familiare è un gesto del tutto normale. Il problema nasce quando arriva una multa e il proprietario sostiene di non ricordare chi guidava in quel preciso momento. Dire semplicemente di non saperlo può non bastare per evitare una nuova sanzione.

La questione diventa particolarmente importante quando la violazione del Codice della strada comporta anche la perdita di punti dalla patente. Lo stesso problema può emergere dopo un incidente, quando diventa necessario ricostruire con precisione chi si trovava effettivamente al volante.

Su questo punto interviene la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13059 del 2026. I giudici chiariscono un principio che interessa moltissimi automobilisti: il proprietario del veicolo deve usare una normale diligenza per sapere chi utilizza la propria auto e deve riuscire a conservarne memoria. Questo dovere non scompare quando il mezzo resta a disposizione di più componenti della stessa famiglia.

In altre parole, avere un’auto utilizzata dal coniuge e dai figli non consente automaticamente di rispondere alle autorità dichiarando di non sapere chi fosse alla guida.

Codice della strada: quando bisogna comunicare i dati del conducente

Il punto di partenza si trova nell’articolo 126-bis del Codice della strada, la norma che disciplina anche il sistema della patente a punti.

Quando una violazione comporta la decurtazione dei punti e gli agenti non identificano immediatamente il conducente, il proprietario deve comunicare i dati della persona che guidava il mezzo.

La comunicazione riguarda sia i dati personali del conducente, sia quelli della patente. Il termine previsto è di 60 giorni dalla notifica della richiesta nei casi disciplinati dalla norma.

Il meccanismo serve per una ragione molto semplice. Se un autovelox rileva un eccesso di velocità, per esempio, dalla targa si può risalire al proprietario dell’automobile. Non è però possibile stabilire automaticamente chi fosse al volante.

La perdita dei punti deve colpire chi ha commesso materialmente l’infrazione. Da qui nasce la necessità di identificare il conducente.

Ignorare la richiesta non rappresenta una soluzione. L’articolo 126-bis prevede infatti una specifica sanzione amministrativa per chi non comunica i dati senza un giustificato e documentato motivo.

Ed è proprio sul significato di “giustificato motivo” che spesso nascono i problemi.

Auto usata da tutta la famiglia: dire “non ricordo chi guidava” non basta

Il caso arrivato davanti alla Cassazione nasce da alcune violazioni per eccesso di velocità.

La proprietaria dell’automobile riceve gli inviti a comunicare i dati del conducente. La donna spiega però di non poter stabilire chi fosse alla guida, perché il mezzo viene utilizzato dal marito e dai due figli. Nel periodo interessato dalle infrazioni, inoltre, lei si trova a Roma per motivi di lavoro.

Una situazione nella quale potrebbero riconoscersi molte famiglie.

In una casa con una sola automobile, infatti, può capitare che più persone utilizzino lo stesso mezzo. A distanza di tempo, ricordare chi guidava in una determinata giornata può diventare difficile.

Secondo la Cassazione, tuttavia, questa circostanza da sola non libera il proprietario dalle proprie responsabilità.

I giudici ritengono che sul titolare dell’auto gravi un preciso dovere di diligenza nel conoscere e ricordare chi utilizza il veicolo. La regola vale anche quando l’automobile viene condivisa con i familiari.

Di conseguenza, una risposta generica con la quale il proprietario afferma di non ricordare se guidasse il marito, il figlio o un’altra persona rischia di non essere sufficiente.

Quando il proprietario può evitare la multa

Questo non significa che il proprietario risponda sempre e comunque.

Esistono situazioni nelle quali identificare il conducente risulta realmente impossibile. Il punto decisivo riguarda però la possibilità di dimostrare un impedimento oggettivo, imprevedibile e non imputabile al proprietario.

Inoltre, chi vuole evitare la sanzione deve provare di avere adottato tutte le misure che una persona normalmente diligente avrebbe potuto utilizzare per mantenere il controllo sull’impiego del mezzo.

Un esempio evidente riguarda il furto dell’automobile. In questo caso il proprietario perde materialmente la disponibilità del mezzo e non può sapere chi lo conduce.

Un’altra situazione presa in considerazione dalla giurisprudenza riguarda il comodato regolarmente registrato, con il quale il proprietario concede l’utilizzo del veicolo a un’altra persona.

La Cassazione considera infatti rilevante, ai fini dell’adempimento, la prova che il mezzo sia stato concesso a terzi prima dell’infrazione attraverso un contratto regolarmente registrato.

Esiste poi l’ipotesi di un evento imprevedibile che impedisce concretamente di ricostruire chi abbia guidato l’automobile, nonostante il proprietario abbia adottato misure adeguate per tenere traccia dell’utilizzo.

Il principio, quindi, non impone l’impossibile. Richiede però qualcosa in più rispetto alla semplice affermazione di non ricordare.

Codice della strada e incidente: perché sapere chi guida diventa fondamentale

Il principio assume un peso ancora maggiore quando entra in gioco un incidente stradale.

La sentenza esaminata riguarda specificamente l’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 126-bis e nasce da infrazioni per eccesso di velocità, non da un sinistro. Tuttavia, sapere chi utilizza il proprio veicolo resta una precauzione importante anche in caso di incidente.

Dopo un sinistro occorre infatti ricostruire la dinamica, individuare chi guidava e verificare le responsabilità. A seconda delle circostanze possono entrare in gioco assicurazioni, autorità di polizia e altre persone coinvolte.

Per questo motivo, soprattutto quando la stessa automobile viene utilizzata abitualmente da più persone, tenere traccia di chi la prende può evitare parecchie complicazioni.

Non serve necessariamente trasformare l’utilizzo dell’auto familiare in una procedura burocratica. È però prudente poter ricostruire chi aveva la disponibilità del veicolo in un determinato giorno.

Il chiarimento della Cassazione va proprio in questa direzione: la disponibilità condivisa dell’automobile non può diventare automaticamente una giustificazione per rendere impossibile l’identificazione del conducente.

Eccesso di velocità e perdita dei punti: cosa succede

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, alla base della controversia ci sono cinque infrazioni per eccesso di velocità, riconducibili all’articolo 142 del Codice della strada. Alla proprietaria vengono successivamente notificati quattro verbali per la mancata comunicazione dei dati del conducente.

Qui emerge una distinzione importante.

La multa relativa all’infrazione originaria e quella che può derivare dalla mancata comunicazione dei dati del conducente non coincidono.

Un automobilista può quindi trovarsi davanti a due questioni differenti: da una parte c’è la violazione iniziale, dall’altra l’obbligo di collaborare all’identificazione della persona che si trovava al volante.

Per questo motivo non conviene ignorare la richiesta ricevuta insieme o successivamente al verbale.

Cosa succede se si presenta ricorso contro la multa

La Cassazione affronta anche un altro aspetto delicato: quando decorrono i termini per comunicare i dati se il proprietario contesta la multa originaria?

Nel tempo la giurisprudenza segue due interpretazioni.

Secondo l’orientamento più risalente, l’obbligo di comunicare i dati ha carattere autonomo rispetto alla prima infrazione e il termine decorre dalla richiesta dell’autorità.

L’indirizzo più recente, seguito anche dalla decisione del 2026, collega invece l’obbligo alla definizione del procedimento relativo alla violazione originaria.

La conseguenza pratica è importante.

Se il cittadino presenta ricorso contro il verbale presupposto, secondo questo orientamento la violazione dell’obbligo di comunicazione si perfeziona soltanto dopo la conclusione del procedimento con esito sfavorevole per l’opponente.

La Cassazione considera come momento decisivo il passaggio in giudicato formale della sentenza. Da quel momento partono 90 giorni per l’amministrazione per trasmettere il nuovo invito. Il cittadino dispone poi di 60 giorni per rispondere.

Se, invece, il ricorso contro la multa originaria si conclude con l’annullamento del verbale, viene meno il presupposto sul quale poggia l’obbligo collegato alla decurtazione dei punti.

Cosa deve fare chi presta spesso la propria automobile

La decisione della Cassazione contiene quindi un’indicazione pratica che sarebbe sbagliato sottovalutare.

Chi lascia abitualmente la propria auto a figli, coniuge, parenti o altre persone dovrebbe poter ricostruire chi la utilizza. Questo vale soprattutto quando il mezzo passa frequentemente da una persona all’altra.

Non occorre necessariamente compilare registri complessi. Può bastare mantenere un minimo di organizzazione, soprattutto quando il veicolo viene utilizzato da numerosi componenti della famiglia.

Se arriva una richiesta ai sensi dell’articolo 126-bis del Codice della strada, è importante leggerla attentamente e rispettare i termini indicati.

Quando esiste una reale impossibilità di identificare il conducente, invece, non basta limitarsi a dichiararla. Occorre poter documentare le circostanze che impediscono l’identificazione e dimostrare di avere comunque adottato una condotta diligente.

Non sapere chi guidava può quindi costare caro

La Cassazione, con l’ordinanza n. 13059/2026, conferma una linea piuttosto rigorosa.

Il proprietario non può considerarsi automaticamente esonerato dall’obbligo di comunicazione solo perché l’automobile viene utilizzata da più familiari. Deve sapere, o quantomeno deve essere in grado di ricostruire con ragionevole diligenza, chi aveva il mezzo.

Solo un impedimento realmente oggettivo e documentabile può integrare quel giustificato motivo che consente di evitare la sanzione.

Nel caso concreto la proprietaria non riesce a fornire questa prova. La Cassazione rigetta quindi il suo ricorso.

La pronuncia rappresenta un richiamo importante per tutti i proprietari di veicoli. Prestare l’automobile rimane naturalmente possibile. Tuttavia, Codice della strada e incidente impongono di non perdere completamente il controllo su chi utilizza il mezzo.

Quando arriva una multa che comporta la decurtazione dei punti, rispondere semplicemente di non ricordare chi fosse al volante può non essere sufficiente. E quella dimenticanza può trasformarsi in un’ulteriore sanzione.

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