Risarcimento danno endofamiliare [Guida Completa 2025]

Dicembre 16, 2024
7 mins read
risarcimento danno endofamiliare

Il risarcimento del danno endofamiliare è una particolare categoria di indennizzo che si riferisce a un danno non patrimoniale di recente introduzione all’interno del nostro ordinamento giuridico.

In questa guida vedremo insieme in che modo ottenere il risarcimento del danno endofamiliare, quali sono le previsioni e le novità previste dalla riforma Cartabia e che cosa cambia nell’ipotesi di figlio maggiorenne.

Cos’è il danno endofamiliare

La prima cosa che bisogna chiarire quando si parla di risarcimento del danno endofamiliare è la stessa natura del pregiudizio da indennizzare.

Per far ciò si può brevemente ricostruire come si sia evoluto l’approccio normativo e giuridico a questo tema.

Si è infatti gradualmente passati da uno scenario in cui la violazione dei doveri coniugali e verso i figli ex art. 143 c.c. fosse considerata sanzionabile solo con i rimedi tipici del diritto di famiglia, a un contesto in cui si è riconosciuto che anche la famiglia deve essere sottoposta alle regole della responsabilità civile.

Di qui, la possibilità di considerare la violazione degli obblighi familiari come potenziale integrazione degli estremi dell’illecito civile, con conseguente risarcimento dei danni (appunto, danni endofamiliari), quale categoria di danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c., che è configurabile in quelle ipotesi in cui la lesione abbia alterato l’assetto dato dalle relazioni familiari e abbia inciso sulla persona, o quando la lesione di un diritto fondamentale della personalità avviene da parte di altro componente della famiglia, non potendosi ritenere che i diritti inviolabili ricevano una diversa tutela a seconda che i titolari si pongano o meno all’interno di un contesto familiare.

Risarcimento danni endofamiliari: le condizioni per ottenere un indennizzo

Ora che abbiamo capito che dalla violazione dei doveri ex art. 143 c.c. può effettivamente conseguire un risarcimento del danno, bisogna precisare altrsì come la mera violazione dei doveri non determina automaticamente il riconoscimento di un danno risarcibile.

Affinché si possa parlare di risarcimento del danno endofamiliare è infatti necessario che la condotta illecita:

  • Produca un danno ingiusto inquadrabile nel danno non patrimoniale di natura esistenziale. Occorre considerare la gravità e la durata delle violazioni, nonché le ricadute negative sulla vita e sulla salute del coniuge e dei figli.
  • Violi un diritto fondamentale di rango costituzionale, come la dignità della persona. Deve inoltre essere di particolare gravità, con modalità ingiuriose, intimidatorie, insultanti, offensive.
danno endofamiliare

Risarcimento danno endofamiliare da separazione: la violazione del dovere di fedeltà

Un esempio di quanto sopra può essere ben attribuibile al caso del risarcimento del danno endofamiliare da separazione in caso di violazione del dovere di fedeltà.

Ebbene, la posizione del coniuge che domanda il risarcimento del danno endofamiliare per l’ipotesi di cui sopra deve essere valutata considerando anche la situazione soggettiva del coniuge autore della violazione, a cui è riconosciuto il diritto di autodeterminarsi nell’ambito della sfera privata e familiare, oltre che la libertà di fare le proprie scelte sentimentali.

Nel contesto di tale bilanciamento, nel caso in cui il diritto alla conservazione dell’unione coniugale prevalga nell’ambito del sistema del diritto di famiglia, trovando così la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio un’adeguata sanzione nell’addebito della separazione, fuori da tale sistema non sempre il diritto all’integrità della vita familiare deve prevalere.

Ne deriva che la mera violazione del dovere di fedeltà coniugale non è di per sé condizione sufficiente per determinare la condanna al risarcimento del danno conseguente.

Come quantificare il risarcimento del danno endofamiliare

La quantificazione del risarcimento del danno endofamiliare, in qualità di danno non patrimoniale, è sempre piuttosto ostica e domanda l’effettuazione di una valutazione per indici di presunzione.

Nell’ipotesi di lesione del diritto del figlio al riconoscimento e al rapporto genitoriale, ad esempio, il danno endofamiliare è risarcibile quando è provato il danno alla salute. Il danno da lesione del rapporto parentale differente da quello alla salute è quantificato invece attraverso le Tabelle del Tribunale di Milano per la perdita del genitore, con adeguamenti.

Anche l’ipotesi di fine del rapporto matrimoniale imputabile a uno dei due coniugi per fatto illecito è danno che deve essere quantificato prendendo come riferimento la tabella milanese sulla perdita del rapporto parentale a causa di morte, applicando coefficienti correttivi e di adeguamento.

La prescrizione del risarcimento del danno endofamiliare

L’azione di risarcimento del danno endofamiliare è soggetta a un termine di prescrizione pari a 5 anni, ai sensi dell’art. 2947 c.c., in quanto si tratta di un illecito extracontrattuale.

Ricordiamo in questa occasione che il conteggio degli anni coincide con l’istante in cui il fatto si è verificato. Numerose pronunce in materia riferiscono inoltre che il termine tragga origine dall’istante in cui il danno si è manifestato o si è reso noto e riconoscibile dal soggetto danneggiato. Nell’ipotesi frequente di comportamenti illeciti continuati nel tempo, allora il momento è quello della cessazione del comportamento lesivo o quando il danno diviene riconoscibile in modo oggettivo.

Ai fini del calcolo del punto di partenza (dies a quo) per il decorso della prescrizione, la giurisprudenza ha operato una distinzione tra due tipologie di illeciti familiari:

  1. illeciti familiari ad effetti istantanei: si verificano quando è riscontrabile una singola condotta che viola i doveri genitoriali. In questi casi, il termine di prescrizione inizia a decorrere da quel preciso momento;
  2. illeciti familiari permanenti: come nel caso dell’abbandono del minore. In questi casi, evidenziamo come la prescrizione del diritto a richiedere un risarcimento del danno endofamiliare comincia da quando il figlio diviene consapevole del fatto che il genitore si è comportato in modo lesivo.

Cogliendo spunto da quanto sopra, ricordiamo anche che nelle ipotesi in cui un genitore abbandoni per molto tempo il proprio figlio, allora la possibilità che il danneggiato possa esercitare un diritto al risarcimento del danno endofamiliare assume una connotazione ancora più specifica.

In termini esemplificati, considerato che questo comportamento da parte de genitore determina un danno di tipo psicologico ed esistenziale, che finisce con l’impattare inevitabilmente sulla personalità del soggetto danneggiato e che può condizionarlo per molto tempo, la giurisprudenza ritiene giustificabile come tale diritto al risarcimento possa essere esercitato anche a lunga distanza dagli eventi che hanno prodotto la lesione.

prescrizione danno endofamiliare

Risarcimento danno endofamiliare da separazione

Il risarcimento del danno endofamiliare da separazione rappresenta una forma di tutela in crescente diffusione, che si qualifica con un approccio che supera gli ordinari effetti della separazione personale tra coniugi, di cui si è fatto cenno, configurandosi invece nel caso in cui la condotta di un coniuge, oltre a determinare la fine del matrimonio, causa all’altro specifici pregiudizi che ledono diritti costituzionalmente protetti.

Il presupposto per il risarcimento non è dunque la separazione in sé, che può essere legittima espressione della libertà personale. È invece legata ai comportamenti particolarmente lesivi che l’hanno causata o che l’hanno accompagnata. Comportamenti che, in quanto tali, devono superare la normale conflittualità che può caratterizzare una crisi coniugale, andando a ledere diritti fondamentali della persona come la dignità, la salute, la reputazione o l’onore.

La giurisprudenza ha individuato diverse ipotesi tipiche di danno endofamiliare da separazione. A titolo di esempio, è possibile citare quelli più diffusi:

  • violazione grave e reiterata dei doveri coniugali
  • comportamenti violenti o vessatori
  • infedeltà caratterizzata da modalità lesive della dignità del coniuge
  • comportamenti che generano seri danni alla salute psico-fisica.

Condividiamo in questa sede di analisi che per domandare un risarcimento del danno endofamiliare, il coniuge che ritiene di aver subito un danno deve provare la presenza di un collegamento tra il comportamento illecito dell’altro coniuge e il danno subito.

Da quanto sopra ne consegue che non può essere sufficiente dimostrare che il coniuge non ha adempiuto ai doveri coniugali stabiliti dalla legge. Dovrà invece provare in modo certo che l’inadempimento dei doveri coniugali abbia causato una lesione dei diritti protetti dall’ordinamento.

Infine, per quanto attiene la quantificazione del danno endofamiliare, abbiamo già fatto cenno come questa segua criteri di natura equitativa. Il giudice, nello stabilire tale quantificazione, dovrà dunque tenere in considerazione alcuni fattori come la durata e l’intensità dei comportamenti che hanno prodotto il danno, la gravità delle conseguenze generate sulla sfera personale dell’altro coniuge e, ancora, l’eventuale coinvolgimento dei figli nella condotta dannosa, il contesto sociale e quello familiare.

Risarcimento danno endofamiliare per figlio maggiorenne

Come abbiamo in parte già avuto modo di accennare, il danno endofamiliare può maturare anche per il figlio maggiorenne, configurandosi in sostanza nel momento in cui si determina una lesione dei suoi diritti fondamentali all’interno del contesto familiare.

Facciamo qualche esempio.

La lesione può essere frutto di alcuni comportamenti di uno o entrambi i genitori come:

  • abbandono morale
  • abbandono materiale
  • mancato mantenimento
  • mancata istruzione
  • mancata educazione
  • lesione della dignità
  • lesione dello sviluppo della personalità del figlio.

Per quanto invece concerne la legittimazione attiva, il figlio se è maggiorenne può agire in completa autonomia per ottenere il risarcimento del danno endofamiliare che ritiene di avere subito. Avendo infatti un’età superiore ai 18 anni, non deve più farsi rappresentare dal padre o dalla madre.

Passando quindi alla quantificazione del danno, si applicano gli stessi principi generali del danno non patrimoniale. Si tiene dunque conto della natura dei rapporti in famiglia e di quanto è grave la lesione prodotta con i comportamenti del genitore sui diritti fondamentali del figlio.

Il giudice – come abbiamo fatto cenno qualche paragrafo fa – dovrà valutare il danno subito tenendo a mente vari fattori come

  • durata
  • intensità del comportamento dannoso
  • conseguenze sulla formazione e sullo sviluppo della personalità del figlio
  • continuo degli effetti dannosi anche dopo il raggiungimento della maggiore età.

Va peraltro sottolineato che l’azione risarcitoria del figlio maggiorenne non è soggetta a termini di decadenza legati al raggiungimento della maggiore età, potendo essere esercitata anche a distanza di tempo, nel rispetto dei normali termini di prescrizione. Tuttavia, il decorso del tempo dalla cessazione della condotta lesiva potrà incidere sulla valutazione del danno e sulla determinazione del quantum risarcitorio.

Risarcimento danno endofamiliare Cartabia: come è cambiato dopo la riforma

Il concetto di danno endofamiliare e il relativo risarcimento hanno subito alcune modifiche in seguito alla riforma Cartabia, che ha introdotto alcuni cambiamenti procedurali – più che sostanziali – al trattamento del pregiudizio di cui abbiamo parlato nella nostra odierna guida, inserendolo esplicitamente nell’ambito del rito unificato per le persone, i minorenni e le famiglie attraverso la modifica dell’art. 473-bis c.p.c.

In sostanza, la riforma Cartabia ha lasciato indenne il concetto di base dell’oggetto del nostro odierno approfondimento, che mantiene la sua natura di danno che deriva dalla violazione dei doveri di famiglia, che a sua volta può manifestarsi in diverso modo (si pensi alla violazione dei doveri coniugali o a quelli nei confronti dei figli).

Semmai, il cambiamento più importante della riforma Cartabia è la creazione di un contenitore processuale specifico per questo tipo di cause. Il legislatore ha infatti riconosciuto la specifica natura di questi comportamenti e il fatto che debbano essere tratti in modo distinto, con le identiche garanzie già previste per altre questioni familiari.

Il cambiamento procedurale potrebbe naturalmente avere qualche riflesso – pur indiretto – anche sulla configurazione sostanziale del danno, perché la specializzazione del rito potrebbe favorire una più accurata valutazione delle peculiarità del danno endofamiliare rispetto ad altre tipologie di danni.

In conclusione della nostra guida, è anche importante condividere come la riforma Cartabia non abbia prodotto alcun cambiamento nei presupposti che permettono il riconoscimento del danno endofamiliare, nè i già citati criteri di quantificazione del risarcimento, che rimangono dunque quelli già elaborati dalla giurisprudenza in materia e di cui abbiamo avuto modo di commentare in questo approfondimento.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from Blog

registro dei titolari effettivi

Registro dei titolari effettivi: cos’è e come cambia

Il quadro normativo italiano in materia di antiriciclaggio sta attraversando un momento di significativa evoluzione su cui vale la pena soffermarsi almeno brevemente. L’Italia ha infatti recentemente adottato alcune nuove disposizioni che