Piano triennale di prevenzione alla corruzione: niente sanzioni se manca l’aggiornamento

Novembre 21, 2023
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corruzione

L’ordinanza n. 28344/2023 della Corte di Cassazione ha sancito che il mancato aggiornamento del piano triennale di prevenzione alla corruzione è una condotta di diversa gravità rispetto alla sua mancata adozione, e che le norme che prevedono sanzioni per simili comportamenti riguardano solamente la fattispecie più seria, e non quella del mancato aggiornamento.

Come nostra abitudine, cerchiamo di comprendere in che modo si sia giunti a questa valutazione attraverso l’analisi della fattispecie.

I fatti

La vicenda giunge in Cassazione per il ricorso di un Sindaco, di alcuni membri della giunta e del segretario generale contro la Delibera ANAC con cui era stata loro applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per la violazione del disposto del d.l. 90/2014, art. 19, comma 5, poi convertito in l. 114/2014, per non aver aggiornato il piano triennale di prevenzione della corruzione e il programma triennale di trasparenza e dei codici di comportamento del Comune.

L’opposizione formulata è stata accolta dal Tribunale e dalla Corte di Appello, con i giudici di prime e seconde cure che hanno accolto l’opposizione formulata ritenendo che il fatto contestato non rientrasse nella condotta sanzionata dalla norma applicata, che invece punisce la sola mancata adozione dei piani triennali di anticorruzione e il mancato aggiornamento annuale, che sarebbe pertanto condotta di diversa gravità.

L’ANAC ricorre dunque in Cassazione.

Il piano triennale di prevenzione della corruzione

Ricordiamo che ai sensi della l. 190/2012, entro il 31 gennaio di ogni anno tutte le amministrazioni devono adottare il piano triennale di prevenzione della corruzione e trasmetterlo poi all’Autorità nazionale anticorruzione. Spetta poi all’organo di indirizzo adottare il piano triennale per la prevenzione della corruzione su proposta del Responsabile della prevenzione della corruzione. Negli enti locali il piano è approvato dalla giunta.

All’interno di questo documento di natura programmatoria, con cui ogni amministrazione individua il livello di esposizione al rischio di corruzione e indica quali siano le misure volte a prevenirlo, vi è dunque spazio per tutte le considerazioni che le amministrazioni devono porre in essere per la valutazione e la gestione del rischio corruttivo secondo una metodologia che comprende l’analisi del contesto, la valutazione del già citato rischio ed il trattamento del dello stesso.

La sanzione per l’omessa adozione

Fin qui, una breve panoramica sulla natura di questo strumento che, intesa la sua importanza, deve essere obbligatoriamente adottato dalle amministrazioni pena una sanzione amministrativa non inferiore a 1.000 euro e non superiore a 10.000 euro.

Ebbene, nella fattispecie in esame la stessa sanzione era irrogata per il mancato aggiornamento annuale dei predetti piani. Una decisione, quella dell’ANAC, che non trova però riscontro nelle prese di posizione dei giudici di merito e di legittimità che, di fatto, considerano di diversa gravità l’opzione del mancato aggiornamento rispetto a quella della mancata adozione.

Ricordiamo infine come il Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) dell’ANAC sia l’atto di indirizzo con cui l’amministrazione fornisce le linee guida e gli indirizzi operativi alle pubbliche amministrazioni ed agli altri soggetti che sono tenuti al rispetto della normativa in materia di prevenzione della corruzione.

Spetta al Piano individuare quali siano i principali rischi di corruzione e quali i relativi rimedi, indicando obiettivi, tempi e modalità di adozione e attuazione delle misure di contrasto alla corruzione.

Si rammenta che l’ultimo Piano Nazionale Anticorruzione è realizzato il 6 dicembre 2022 e approvato con delibera 7 del 17 gennaio 2023, rispondendo alle necessità che sono connesse alla gestione degli ingenti flussi di denaro connessi al PNRR, in deroga alla legislazione ordinaria, introdotta per esigenze di celerità della realizzazione di molti interventi.

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