Il DDL 1610 propone una procedura più rapida per gli sfratti per morosità: titolo esecutivo in 7 giorni, rilascio dell’immobile entro 30/90 giorni, nuovo ruolo dell’AES e un fondo per l’emergenza abitativa. Guida completa e aggiornata.
Il tema degli sfratti per morosità torna al centro del dibattito politico. Non è una novità. Ogni volta che i tempi della giustizia si allungano, il problema riaffiora. Il DDL 1610, ora in esame al Senato, prova a intervenire con una riforma che punta alla rapidità. Non a piccoli ritocchi, ma a una vera svolta: un provvedimento esecutivo entro 7 giorni e un rilascio dell’immobile che dovrebbe chiudersi in 30, massimo 90 giorni.
Il testo di legge porta la firma del senatore Paolo Marchesini e ha già attirato l’attenzione di proprietari, avvocati, associazioni degli inquilini e amministrazioni locali. È un testo che divide. Da un lato chi lo considera una risposta a una situazione ormai insostenibile. Dall’altro chi teme per le tutele sociali degli inquilini più fragili.
Le audizioni sono iniziate a novembre. E il dibattito promette di essere lungo.
Sfratti per morosità: un problema che dura da anni
Da tempo il sistema degli sfratti vive una fase complicata. Ogni anno arrivano oltre 70.000 richieste di esecuzione, ma se ne portano a termine poco più di 20.000. L’80% dei procedimenti riguarda la morosità, cioè il mancato pagamento del canone. Le città metropolitane sono le più colpite: Roma supera i 15.000 casi all’anno, Milano ne conta più di 12.000 e Napoli si attesta intorno ai 10.000. Altre città, come Torino, Genova e Palermo, seguono a ruota.
Il vero nodo è il tempo. Un procedimento può durare da 12 a 18 mesi. A volte di più. Questo significa mesi di incertezza per il proprietario e, allo stesso tempo, una gestione difficile per i servizi sociali, soprattutto quando l’inquilino vive una situazione di fragilità.
Il DDL parte da qui. L’obiettivo dichiarato dai proponenti è offrire una risposta chiara a una morosità che definiscono “manifesta e documentabile”. Secondo una stima citata nella relazione introduttiva, quasi la metà dei procedimenti potrebbe seguire una via più rapida senza togliere diritti agli inquilini.
Cosa vuole fare il DDL 1610
Il cuore della riforma è la procedura accelerata. Non sostituisce del tutto quella ordinaria, ma la affianca. Sarà il locatore a decidere se utilizzarla, a condizione che la morosità sia evidente e provata.
L’impostazione ricorda modelli già presenti all’estero, in particolare in Spagna, dove la cosiddetta “procedura express” ha ridotto i tempi, e in Finlandia, che segue un impianto simile. L’idea è creare un percorso più veloce senza eliminare completamente le garanzie del conduttore.
Per farlo, il DDL introduce una novità assoluta: la nascita dell’AES, l’Autorità per l’esecuzione degli sfratti.
Un nuovo attore: l’Autorità per l’esecuzione degli sfratti per morosità (AES)
L’AES sarebbe un ente sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia. Non sostituirebbe i Tribunali, ma assumerebbe un ruolo specifico: gestire la procedura accelerata.
Il locatore potrà rivolgersi all’AES quando:
- l’inquilino risulta moroso da almeno due mesi consecutivi;
- la morosità è documentabile tramite contratto registrato, estratti conto, ricevute, solleciti formali e comunicazioni inviate all’inquilino.
L’AES controllerà la regolarità formale della documentazione. Se tutto è in ordine e l’inquilino non presenta un’opposizione fondata, l’Autorità emetterà un titolo esecutivo entro 7 giorni.
È un tempo molto breve. Ed è qui che si concentra gran parte del dibattito: la procedura potrà essere davvero così rapida senza sacrificare le tutele minime? Il Parlamento dovrà chiarirlo nei prossimi passaggi.
Dal titolo al rilascio: tempi certi (almeno sulla carta)
L’aspetto più innovativo riguarda la fase successiva. Una volta ottenuto il titolo esecutivo, il DDL prevede che il rilascio dell’immobile sia completato entro 30 giorni. Nei casi più complessi, i giorni diventano 90, ma solo con la presenza di motivi oggettivi.
La previsione di tempi certi è uno degli elementi più apprezzati dai proprietari. Il problema, però, sarà capire come questi tempi potranno essere rispettati in modo uniforme in tutta Italia, visto che le esecuzioni coinvolgono ufficiali giudiziari, forze dell’ordine e servizi sociali.
E l’inquilino può opporsi?
Sì. Il conduttore può proporre opposizione entro 7 giorni dalla notifica del titolo. L’opposizione deve essere però motivata e supportata da elementi concreti. Non basterà dire di voler contestare; serviranno fatti.
L’obiettivo è evitare che la procedura accelerata si trasformi in un contenzioso mascherato. La volontà del legislatore sembra chiara: l’opposizione deve fermare la procedura solo in casi reali e dimostrabili.
Sfratti per morosità: le responsabilità del locatore
Un altro punto molto discusso riguarda la posizione del proprietario. Il DDL inserisce un sistema di sanzioni per evitare abusi della procedura.

Il locatore rischia una multa tra i 5.000 e i 20.000 euro quando:
- presenta documenti falsi o alterati;
- dichiara morosità inesistenti;
- omette volontariamente alcuni pagamenti ricevuti;
- usa la procedura accelerata per finalità che non riguardano la morosità.
La norma mira a evitare comportamenti scorretti. Il legislatore sa bene che una procedura così rapida potrebbe essere usata per esercitare pressioni sull’inquilino. Per questo introduce un apparato sanzionatorio severo, pensato come deterrente.
Un fondo per chi è in difficoltà
Il DDL prova anche a considerare l’altra faccia del problema: chi non riesce a pagare l’affitto per ragioni economiche serie. Per questo prevede la creazione del Fondo nazionale per l’emergenza abitativa, collocato presso il Ministero delle Politiche Sociali.
Il fondo servirà a:
- sostenere temporaneamente gli inquilini in morosità involontaria;
- aiutare chi vive situazioni improvvise come licenziamento, malattia grave o separazione;
- favorire una ricollocazione abitativa nei casi più delicati.
Potranno accedere ai contributi gli inquilini con un ISEE inferiore a 12.000 euro. In questi casi l’intervento dei servizi sociali sarà fondamentale per evitare che lo sfratto si traduca in situazioni di esclusione.
C’è un’ulteriore previsione: quando lo sfratto riguarda persone fragili – minori, anziani, disabili – l’AES dovrà informare i servizi sociali, così da attivare un percorso di presa in carico. Una misura che mira a evitare che la velocità del procedimento crei effetti collaterali sulle famiglie più vulnerabili.
Una riforma che divide
Il DDL 1610 non è un testo neutro. È una proposta che prova a rispondere a due esigenze opposte, spesso inconciliabili. Da un lato c’è la richiesta, ormai trasversale, di dare certezze ai proprietari. Dall’altro c’è il rischio che una procedura troppo veloce possa colpire chi non è moroso per scelta ma per difficoltà reali.
La vera sfida sarà mantenere questo equilibrio.
La prevedibilità dei tempi è un elemento fondamentale per il mercato delle locazioni, che negli ultimi anni ha già subito tensioni crescenti. Allo stesso tempo, non si può ignorare che gran parte delle morosità deriva da redditi bassi, lavori precari e famiglie che vivono al limite.
Il Parlamento dovrà capire se la riforma riesce a tenere insieme queste due realtà. E soprattutto dovrà valutare se l’AES, i tempi stretti e il nuovo fondo potranno funzionare in modo uniforme su un territorio nazionale che presenta differenze enormi nella gestione degli sfratti.