Infortunio a casa durante lo smart working, ti paga l’INAIL come se fossi in ufficio: nuova sentenza

Marzo 3, 2026
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Se lavori da casa e ti fai male mentre stai svolgendo le tue mansioni, hai diritto alla tutela Inail? Oppure l’infortunio diventa “domestico” solo perché ti trovi nel tuo soggiorno?

Una recente decisione del Tribunale di Padova rimette ordine su un punto che negli ultimi anni ha creato parecchi dubbi. Con la sentenza n. 462/2025, pubblicata l’8 maggio 2025, il giudice del lavoro ha riconosciuto la copertura dell’INAIL per un infortunio avvenuto in casa durante una riunione in smart working.

Il principio è chiaro: non conta il luogo, conta il legame con il lavoro.

L’infortunio durante una riunione da remoto

Il caso riguarda una dipendente dell’Università di Padova. Nell’aprile 2022 stava partecipando a una riunione online dalla propria abitazione. Durante l’incontro, alcuni documenti sono caduti a terra. La lavoratrice si è alzata per raccoglierli, ha poggiato male il piede ed è inciampata. La caduta le ha provocato una doppia frattura alla caviglia destra.

L’episodio non è stato banale. È intervenuta l’ambulanza, è seguito il ricovero e poi un intervento chirurgico. I medici hanno certificato 137 giorni di inabilità temporanea. In seguito si è discusso anche dei postumi permanenti.

All’inizio l’INAIL aveva riconosciuto l’infortunio come evento lavorativo. Dopo poche settimane, però, ha cambiato posizione. Secondo l’Istituto si trattava di un infortunio domestico, quindi fuori dalla tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro.

La conseguenza è stata pesante: niente copertura per le spese mediche e nessun indennizzo per il danno biologico. La lavoratrice ha dovuto anticipare i costi sanitari e rivolgersi all’INPS per altre prestazioni.

A quel punto ha deciso di rivolgersi al giudice.

Dal ricorso alla perizia: cosa è successo in tribunale

Esaurita la fase amministrativa senza risultati, la dipendente ha presentato ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Padova. Ha chiesto il riconoscimento dell’origine professionale dell’infortunio e la liquidazione del danno per una invalidità permanente che stimava nel 12%.

Nel corso del giudizio, il tribunale ha disposto una consulenza tecnica collegiale. I periti hanno valutato la documentazione medica, visitato la lavoratrice e quantificato i postumi permanenti nel 9%.

All’udienza dell’8 maggio 2025 entrambe le parti hanno preso atto di questa valutazione. La discussione sul grado di invalidità si è quindi chiusa. Il giudice ha dichiarato cessata la materia del contendere su quel punto.

Restava però una questione aperta: le spese mediche sostenute per la consulenza di parte.

Smart working e tutela INAIL: il principio affermato

Il cuore della sentenza riguarda un aspetto più ampio e molto attuale: quando lo smart working rientra nella copertura INAIL?

Il giudice ha ribadito un principio semplice ma decisivo. Ai fini della tutela assicurativa, non è determinante il luogo in cui si verifica l’evento. Quello che conta davvero è il nesso causale con l’attività lavorativa.

Nel caso concreto, la lavoratrice stava partecipando a una riunione di lavoro. Si è alzata per raccogliere documenti funzionali all’attività che stava svolgendo. La caduta è avvenuta in quel contesto e durante l’orario di lavoro.

Il fatto che si trovasse nel proprio appartamento non ha interrotto il collegamento con la prestazione lavorativa.

In altre parole, lo smart working non trasforma automaticamente un infortunio in evento domestico. Se il danno si verifica mentre il dipendente sta lavorando e a causa di un’attività collegata al lavoro, la tutela resta quella prevista per gli infortuni professionali.

Questo passaggio rappresenta il punto più significativo della decisione. Lo smart working non crea una zona grigia senza protezione. La copertura assicurativa continua a operare, purché esista un collegamento concreto tra attività svolta e lesione subita.

Infortunio – Il tema delle spese mediche private

Un altro aspetto interessante riguarda le spese mediche sostenute dalla lavoratrice per una consulenza tecnica di parte.

LINAIL si è opposto al rimborso. Secondo l’Istituto, le prestazioni sanitarie private andrebbero rimborsate solo se il servizio sanitario pubblico non risulta adeguato. Inoltre, in linea generale, non sarebbe opportuno rivolgersi a specialisti privati.

Il giudice non ha condiviso questa impostazione. Ha valutato il caso concreto e ha ritenuto le spese congrue, anche alla luce dei tempi non particolarmente rapidi del servizio pubblico e della complessità della vicenda.

La consulenza privata non è stata considerata una scelta arbitraria, ma uno strumento necessario per tutelare un diritto in giudizio.

Di conseguenza, il tribunale ha condannato l’INAIL a rimborsare 1.284,83 euro per le spese mediche, oltre a 3.500 euro per le spese legali, più accessori.

Perché questa sentenza è importante per chi lavora da casa

Negli ultimi anni il lavoro agile ha cambiato le abitudini di milioni di persone. Molti dipendenti alternano presenza in ufficio e attività da remoto. In questo scenario, distinguere tra rischio professionale e rischio domestico non è sempre semplice.

La decisione del Tribunale di Padova offre un criterio chiaro: bisogna guardare al collegamento tra l’evento e la prestazione lavorativa.

Se stai lavorando, stai partecipando a una riunione, stai utilizzando strumenti o documenti necessari alla tua attività e in quel contesto ti fai male, la tutela INAIL può spettarti. Non importa che ti trovi in cucina o nello studio di casa.

Naturalmente ogni caso va valutato nei suoi dettagli. Non basta trovarsi davanti al computer in orario di lavoro. Serve dimostrare che l’evento è avvenuto mentre si svolgeva un’attività collegata alle mansioni.

Tuttavia, questa pronuncia rafforza l’idea che lo smart working non riduce i diritti del lavoratore in materia di sicurezza e assicurazione.

La sentenza n. 462/2025 del Tribunale di Padova conferma che:

  • l’infortunio avvenuto in casa durante lo smart working può essere coperto dall’INAIL;
  • il criterio decisivo è il nesso causale con l’attività lavorativa;
  • il luogo dell’evento, da solo, non basta per escludere la tutela;
  • le spese mediche private possono essere rimborsate se risultano necessarie e congrue.

Per chi lavora da remoto si tratta di un chiarimento importante. La casa diventa luogo di lavoro, ma non per questo si perde la protezione prevista per chi opera in azienda.

Conoscere questi principi aiuta a capire quando vale la pena far valere i propri diritti e a non fermarsi davanti a un primo diniego amministrativo.

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