Il clamoroso aggiornamento sulle questioni di improcedibilità e reati ambientali

Dicembre 21, 2023
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Reati ambientali
Reati ambientali

La Commissione UE rassicura sulla protezione contro i reati ambientali: la prossima direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, di prossima approvazione, conterrà anche disposizioni sui termini di prescrizione.

Il 1° settembre dello scorso anno, è stata presentata alla Commissione europea, in base all’articolo 138 del Regolamento del Parlamento europeo, un’interrogazione con richiesta di risposta scritta E-002519/2023 che sollevava una serie di questioni riguardanti il Decreto Legislativo n.150/2022, entrato in vigore nell’ordinamento giuridico italiano il 30 dicembre dello stesso anno.

La riforma introdotta da questo decreto ha portato all’istituzione di una nuova causa di estinzione del processo penale denominata “improcedibilità per superamento dei termini di fase”.

Secondo tali nuove disposizioni, i termini di fase per il grado d’appello sono fissati in due anni, mentre per il grado di Cassazione sono fissati in un anno, con possibilità di proroga rispettivamente a tre anni e un anno e sei mesi per i giudizi complessi.

Una lunga serie di eccezioni

La pressione politica ha portato all’inserimento nella legge di una lunga serie di eccezioni, cioè reati ai quali questa “tagliola” non si applica o è allentata.

Tra le eccezioni vi sono i reati puniti con l’ergastolo, le fattispecie di mafia, terrorismo e traffico di stupefacenti, ma non vengono considerati come eccezioni i reati ambientali, nonostante queste tipologie di reato richiedano accertamenti di complessità paragonabile a quelli relativi alla criminalità organizzata, come l’inquinamento o il disastro ambientale.

La preoccupazione per l’efficacia della riforma Cartabia e per i termini di prescrizione più brevi per i reati ambientali è espressa anche dal relatore speciale dell’ONU sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi.

Egli ha manifestato profonda preoccupazione e ha chiesto un intensificarsi degli sforzi per affrontare gli impatti negativi derivanti da decenni di industrializzazione. Alla luce di questi fatti, l’interrogazione chiedeva alla Commissione se riteneva che il Decreto Legislativo n. 150/2022 non garantisse adeguatamente la tutela penale dell’ambiente, andando quindi in contrasto con i principi sanciti dalla direttiva 2008/99/CE.

La Commissione europea sui reati ambientali

L’interrogazione presentata alla Commissione europea, in risposta alle preoccupazioni che si sono diffuse nel mondo giuridico e tra le associazioni ambientali, riguarda l’applicazione della cosiddetta “tagliola” ai reati contro le risorse naturali. Questo tema è stato precedentemente discusso in tale ambito con un contributo precedente. Infatti, secondo l’opinione diffusa, il processo decisionale per i reati ambientali, in particolare per i delitti di difficile accertamento probatorio come l’inquinamento ambientale (art. 452 bis c.p.) e il disastro ambientale (art. 452 quater c.p.), rischia attualmente di essere ostacolato dall'”improcedibilità” in sede di appello e cassazione.

Questo nuovo istituto giuridico è stato introdotto mediante il Decreto Legislativo n. 150/2022, che ha dato seguito alla Legge-delega n. 134/2021 sulla riforma del processo penale e ha introdotto l’articolo 344 bis c.p.p. (commi I-III). La preoccupazione riguarda quindi la possibilità che i reati ambientali, che richiedono un’accertamento di complessità simile a quella dei delitti organizzati, siano oggetto di questa “tagliola” che impedisce la prosecuzione dei processi nel grado di appello e cassazione. Tale situazione solleva interrogativi sulla tutela adeguata dell’ambiente e sulla compatibilità di queste disposizioni con la direttiva europea 2008/99/CE che promuove la protezione penale dell’ambiente.

Cosa ha omesso il legislatore

Il legislatore nazionale ha omesso di includere i reati ecologici tra le specifiche categorie di reati la cui impugnazione può essere prorogata o esentata dall’improcedibilità secondo i commi IV e IX dell’articolo 344 bis del codice di procedura penale.In risposta a ciò, la Commissione europea, in una comunicazione datata 17 novembre 2023, ha sottolineato che:

“La direttiva 2008/99/CE riguarda la tutela penale dell’ambiente e mira soprattutto all’armonizzazione delle definizioni dei reati ambientali e all’obbligo per gli Stati membri di stabilire sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive. La direttiva non affronta questioni di diritto processuale penale o termini di prescrizione. Le critiche mosse al decreto legislativo n. 150/2022 riguardano principalmente i termini procedurali nelle varie fasi del processo che non sono armonizzati in conformità alla direttiva 2008/99/CE o ad altre norme dell’UE applicabili. Tuttavia, il decreto n. 150/2022 potrebbe avere un impatto negativo sull’obiettivo di applicare efficacemente il diritto penale ambientale dell’UE”.

In sintesi, sebbene la direttiva europea non tratti specificamente questioni di diritto processuale penale o termini di prescrizione, il decreto legislativo n. 150/2022 potrebbe influire negativamente sull’applicazione efficace del diritto penale ambientale dell’Unione Europea.

Reati ambienti: nuova direttiva sulla tutela penale dell’ambiente

La Commissione ha formulato una proposta per una nuova direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituirà la direttiva attuale 2008/99/CE. Questa nuova direttiva, prevista per essere adottata entro la fine del 2023, includerà anche disposizioni specifiche riguardanti i termini di prescrizione. Una volta recepita negli ordinamenti giuridici nazionali, la Commissione valuterà l’attuazione da parte degli Stati membri nel diritto nazionale, compresi i termini di prescrizione per i reati ambientali.

Questo dimostra un impegno a fornire una maggiore coerenza e armonizzazione nella tutela penale dell’ambiente a livello europeo, assicurando che le sanzioni siano efficaci e dissuasive.

In sostanza, si sta proponendo una completa ripartenza del sistema normativo in relazione alla riforma introdotta dal D.lgs n. 150/2022. Ciò implica non solo discutere se tale riforma sia positiva o negativa, ma anche chiarire che verrà prossimamente sostituita da un nuovo quadro giuridico a livello sovranazionale. Questo nuovo regime normativo includerà disposizioni relative ai tempi di prescrizione dei reati contro l’ambiente e, presumibilmente, alle modalità processuali penali ad essi correlate.

Indubbiamente, l’implementazione della nuova direttiva richiederà un lungo periodo di attesa. Questo potrebbe comportare il rischio che i procedimenti penali in corso subiscano rallentamenti e compromissioni, considerando la riluttanza del legislatore italiano ad intervenire sull’articolo 344 bis del codice di procedura penale.

Una valida opzione

Un’opzione potrebbe essere quella di includere i gravi reati “plurioffensivi” contro l’ambiente come esenti dall’applicazione delle norme restrittive dell’articolo 344 bis del codice di procedura penale. Questo, nella speranza di evitare ingiustizie o rallentamenti nei processi legali. Tuttavia, è fondamentale che il legislatore valuti attentamente l’impatto di questa modifica sul sistema giuridico e ne analizzi gli eventuali rischi e benefici.

È importante sottolineare che siamo ancora lontani dall’ottenere una piena armonizzazione normativa a livello globale attraverso la creazione di un “codice di diritto internazionale” sulla responsabilità ambientale, come auspicato dalla Dichiarazione sull’Ambiente Umano adottata il 16 giugno 1972 al termine della Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Stoccolma (v. principio n. 22).

Nonostante i progressi compiuti nell’ambito della legislazione nazionale e delle iniziative internazionali per la protezione dell’ambiente, la strada verso una normativa universalmente accettata e applicabile a livello mondiale è ancora molto lunga.

Sono necessari ulteriori sforzi per promuovere la collaborazione tra i Paesi e superare le differenze normative, culturali ed economiche che ostacolano l’armonizzazione delle leggi ambientali a livello globale.

Solo attraverso un impegno collettivo e una volontà politica forte sarà possibile realizzare pienamente gli obiettivi delineati nella Dichiarazione di Stoccolma e garantire una tutela efficace dell’ambiente per le generazioni future.

Un codice di diritto internazione sulle responsabilità ambientali

È indubbio che, mentre attendiamo l’elaborazione di un “codice di diritto internazionale” sulla responsabilità ambientale, l’approvazione di una nuova direttiva-quadro ad hoc più esauriente rispetto alla precedente lasci intravedere un progresso significativo nella tutela delle risorse naturali a livello giuridico-europeo. Questo segnala la crescente consapevolezza dell’importanza attuale e futura della salvaguardia ambientale nel contesto europeo.

L’avallo di questa nuova direttiva-quadro dimostra un impegno concreto per affrontare le sfide ambientali emergenti e garantire una maggiore protezione delle matrici naturali. La prospettiva di una direttiva-quadro più esaustiva suggerisce che si stiano considerando approcci più completi e mirati per affrontare le problematiche ambientali. Ciò potrebbe includere disposizioni più dettagliate per la prevenzione delle infrazioni ambientali, norme più rigorose per l’imposizione delle sanzioni e meccanismi più efficaci per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto ambientale. Questo rafforzamento della salvaguardia delle matrici naturali sul piano giuridico-europeo è un segnale positivo.

L’importanza dell’ambiente e della legge sui reati ambientali

Sottolinea il riconoscimento sempre più diffuso dell’importanza dell’ambiente e della sua conservazione nel quadro normativo dell’Unione Europea. Inoltre, indica un impegno nella promozione di pratiche sostenibili e nel perseguimento di politiche che tengano conto dell’interconnessione tra l’ambiente, l’economia e la società.

È essenziale che questa nuova direttiva-quadro ad hoc sia supportata da un adeguato quadro di attuazione e monitoraggio, al fine di garantire una corretta applicazione delle norme e una reale tutela dell’ambiente. Inoltre, sarà fondamentale promuovere la cooperazione internazionale e il dialogo tra gli Stati membri per favorire l’armonizzazione e l’efficacia delle politiche ambientali a livello europeo.

In conclusione, l’approvazione di una nuova direttiva-quadro più esaustiva rappresenta un passo avanti nella tutela delle matrici naturali sul piano giuridico-europeo, evidenziando la rilevanza e la necessità di un impegno concreto per affrontare le sfide ambientali attuali e future.

Questo segnale positivo ci incoraggia a lavorare verso una protezione ambientale più efficace. Ma anche a promuovere politiche sostenibili che contribuiscano a preservare il nostro fragile pianeta per le generazioni future.

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