Assistenza legale gratuita: pratica legittima o accaparramento di clientela?

Novembre 22, 2023
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Assistenza legale gratuita: pratica legale oppure no?
Assistenza legale gratuita: pratica legale oppure no? - IlGiornaleGiuridico.it

Questo articolo analizzerà l’offerta di assistenza legale gratuita da parte degli avvocati, esplorando se si tratta di una pratica legittima o di un presunto accaparramento di clientela. L’avvocatura svolge un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti delle persone, offrendo consulenza e rappresentanza legale. Tuttavia, quando un avvocato offre assistenza gratuita a specifici soggetti, può sorgere un dibattito sulla legittimità di tale pratica.

 

Figura dell’avvocato nel diritto italiano

Nel sistema legale italiano, la figura dell’avvocato riveste un ruolo di fondamentale importanza nella tutela dei diritti e nell’amministrazione della giustizia. L’avvocato, tramite la sua competenza e conoscenza del diritto, rappresenta una guida e un difensore indispensabile per i cittadini che si trovano coinvolti in questioni legali complesse.

Questo articolo esaminerà l’importanza della figura dell’avvocato nel diritto italiano e l’ampio ventaglio di servizi che forniscono.

Profilo giuridico dell'avvocato
Profilo giuridico dell’avvocato – IlGiornaleGiuridico.it

Uno dei compiti principali dell’avvocato è fornire consulenza legale ai propri clienti. Attraverso una valutazione accurata delle questioni giuridiche, l’avvocato aiuta i cittadini a comprendere i propri diritti e le possibili opzioni legali a loro disposizione.

L’avvocato svolge un ruolo cruciale nella rappresentanza dei propri clienti durante le procedure legali. Grazie alla sua conoscenza del sistema giudiziario e delle leggi vigenti, difende gli interessi e i diritti dei suoi assistiti in tribunale o in altri contesti legali.

Compiti dell’avvocato

L’avvocato può anche agire come mediatore o negoziatore, cercando di giungere a una soluzione amichevole o di compromesso tra le parti coinvolte in una disputa legale. Attraverso una negoziazione o una mediazione efficace, il legale può evitare un processo lungo e costoso, arrivando ad una conclusione più rapida e soddisfacente per tutte le parti coinvolte.

In caso di accuse penali, l’avvocato assume un ruolo fondamentale nella difesa dell’imputato. Egli analizza le prove, prepara una strategia difensiva e rappresenta l’imputato in aula, cercando di dimostrare la sua innocenza o di ottenere una pena meno severa.

L’avvocato svolge un ruolo chiave nella tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Attraverso la loro competenza giuridica e il loro impegno per l’interesse del cliente, gli avvocati difendono i diritti e le libertà sanciti dalla Costituzione italiana.

Nell’ambito del sistema legale italiano, esiste anche la possibilità di ottenere assistenza legale gratuita per coloro che non possono permettersi di pagare un avvocato o in talune situazioni specifiche come quella che stiamo per esporvi.

Questo servizio è fornito tramite ordini professionali e consente a tutti i cittadini di accedere alla giustizia, indipendentemente dalle loro risorse finanziarie. A proposito di assistenza legale gratuita, vediamo insieme cosa dice la legge a riguardo: si tratta di accaparramento clienti o di pratica legittima?

Il caso

A seguito del deragliamento di un treno, incidente nel quale perdevano la vita 3 persone mentre 40 rimanevano ferite, spunta poche ore dopo la tragedia, un post curioso sulla pagina Facebook di un ufficio legale:

“I prossimi congiunti delle vittime e le numerose persone che hanno subito lesioni hanno diritto di ottenere il giusto risarcimento dai responsabili dell’accaduto. Lo Studio Legale […] è in grado di fornire assistenza altamente qualificata alle incolpevoli vittime di questa sciagura. Pagamento di spese e compensi legali solo a risarcimento ottenuto. Contattaci online o chiamaci allo […] o al Numero Verde […] per ottenere una valutazione preventiva del caso senza oneri a tuo carico”.

La pubblicazione di questo post suscitava rabbia e sdegno da parte di organi stampa e Avvocatura per la stigmatizzazione di una tragedia così grave. A seguito del clamore mediatico nato con la pubblicazione del suddetto post, i responsabili provvedevano alla cancellazione dello stesso e all’inoltro di una PEC al consiglio dell’ordine di appartenenza ponendo le loro scuse e parlando di un disguido tecnico.

A seguito degli esposti ricevuti, il Consiglio Distrettuale di Disciplina si muoveva contro i legali fondatori dello studio in questione.

I colpevoli, si difendevano dichiarando che il titolare dello studio, persona poco tecnologica, delegava questa attività a un collega che a sua volta subdelegava la stessa a un’altra dipendente dello studio. La donna in questione, si occupava di pubblicazione e creazione dei contenuti solo dopo approvazione del legale titolare. Tuttavia, per una svista, anziché salvare il post in bozze, l’impiegata lo pubblicava, ovviamente senza il placet dell’avvocato.

Violazione delle norme deontologiche in merito al tema della assistenza legale gratuita

Ai legali si contestava la violazione di diverse norme deontologiche riassumibili in 6 capi di accusa.

  1. Violazione dei doveri di dignità e decoro: questo il primo capo di incolpazione. Il post Facebook, pubblicato subito dopo la tragedia, volto ad offrire prestazioni professionali alle vittime o parenti accennando anche al compenso professionale, violava ogni norma etica e morale di dignità e decoro.
  2. Il secondo capo di accusa riguarda la violazione della norma secondo cui “le informazioni diffuse pubblicamente con qualunque mezzo, anche informatico, debbono essere trasparenti, veritiere, corrette, non equivoche, non ingannevoli, non denigratorie o suggestive e non comparative” (art. 17 c. 2 CDF).
  3. Il terzo capo di incolpazione atteneva alla violazione dei doveri di lealtà e correttezza verso i colleghi (art. 19 CDF).
  4. Il quarto capo di incolpazione invece atteneva al divieto di fornire informazioni suggestive e comparative (art. 35 c. 2 CDF) in quanto nel post Facebook si fa riferimento ad una ”assistenza altamente qualificata”, al pagamento di spese e compensi solo a risarcimento avvenuto e alla valutazione preventiva senza costi; il messaggio è chiaramente ingannevole, non corretto e contrario alla dignità e al decoro umano.
  5. Il quinto capo di incolpazione riguardava invece la violazione del divieto di accaparramento di clientela, in quanto ai sensi dell’art. 37 c. 1 CDF “l’avvocato non deve acquisire rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro”.
  6. Infine, il sesto capo di imputazione atteneva il divieto di offrire una prestazione personalizzata e quindi rivolta a determinati soggetti, senza che nessuno la richiedesse.

Il CDD riteneva infondati i capi di accusa 2 e 3 mentre reputava non credibili le scuse addotte dagli incolpati, come la svista e il disguido tecnico, condannando tutti alla sospensione dall’esercizio professionale per 3 mesi.

Responsabilità degli incolpati per culpa in vigilando e per culpa in eligendo

Gli incolpati contestano il parere e le valutazioni del CDD soprattutto nel punto in cui la loro versione sia stata ritenuta non credibile. I dipendenti e collaboratori dell’ufficio, sostenevano infatti che l’impiegata proponeva i contenuti social e l’avvocato esprimeva a riguardo il suo parere positivo o negativo circa la pubblicazione. Nel caso in questione però, per una svista, la collaboratrice pubblicava da sola il post della discordia.

Anche il CNF ha considerato riprovevole la condotta degli incolpati contestando in particolare l’organizzazione gerarchica vigente all’interno dello studio in questione che questo prevedeva: titolare dello studio delegava creazione e pubblicazione contenuti a un collega che a sua volta subdelegava l’attività a una impiegata che ha password e credenziali varie per accedere alle pagine social dello studio. Sugli incolpati pende una doppia responsabilità: per culpa in vigilando e per culpa in eligendo.

Responsabilità degli incolpati
Responsabilità degli incolpati – IlGiornaleGiuridico.it

Risulta nei fatti poco credibile la versione della impiegata che nemmeno a posteriori si accorge di quello che definisce errore di digitazione. Non dimentichiamo che in tale ambito opera il principio di libero convincimento in forza del quale il giudice ha un potere discrezionale nel valutare l’ammissibilità e la rilevanza delle prove dedotte.

Di conseguenza, la mancata audizione dei testi o dei documenti non determina la nullità della decisione se il Collegio possiede tutti gli elementi sufficienti a procedere all’accertamento completo dei fatti tramite le risultanze acquisite.

Leggi anche —-> Avvocati di enti pubblici: quali sono i requisiti per l’iscrizione nell’elenco speciale

Illecito disciplinare e suitas della condotta

Gli incolpati insistono sostenendo l’assenza di suitas (nesso psichico) e involontarietà della condotta.

Come stabilisce l’art. 4 c. 1 CDF e come ribadisce anche il Codice deontologico, la cosiddetta volontà colpevole è sufficiente per la sussistenza dell’illecito poiché, l’inevitabilità della condotta “delinea la soglia minima della sua attribuibilità al soggetto, intesa come appartenenza della condotta al soggetto stesso, a nulla rilevando la ritenuta sussistenza da parte del professionista di una causa di giustificazione o non punibilità”.

Sempre l’art. 4 c. 1 CDF prevede la presunzione di colpa per messa in opera di atto sconveniente la quale presunzione di colpa si può ritenere vinta solo se si dimostra l’inevitabilità dell’errore.

In altri termini, il soggetto non è colpevole solo in questi casi:

  • se c’è un errore inevitabile e non superabile con la ordinaria diligenza;
  • se intervengono cause esterne che non consentono di attribuire la condotta al soggetto.

Responsabilità dell’avvocato per i contenuti social

L’articolo 7 del Codice deontologico prevede che il professionista è responsabile non solo per i suoi comportamenti ma anche per quelli posti in essere da suoi associati, collaboratori o sostituti. Nel caso in questione, sebbene la responsabilità sia anche della segreteria, non si esclude la suitas in capo all’incolpato.

Non a caso si parla di responsabilità disciplinare anche nel caso di omesso controllo relativo al comportamento di collaboratori o associati. In una sola ipotesi il legale non si ritiene responsabile: quando il fatto illecito commesso sia responsabilità esclusiva di uno o più collaboratori.

Responsabilità dell'avvocato per la pubblicazione di contenuti social
Responsabilità dell’avvocato per la pubblicazione di contenuti social – IlGiornaleGiuridico.it

La giurisprudenza ritiene, analizzando il caso in esame, che l’avvocato che delega a terzi il compito di pubblicare senza un controllo preventivo i post, è personalmente responsabile per culpa in eligendo e in vigilando:

“Il legale con l’incauta delega assume colposamente il rischio sufficiente ad integrare l’illecito deontologico, che peraltro non è scriminato né dal fatto che la pubblicazione sia avvenuta per un errore umano o tecnico del terzo, né dalla successiva rimozione del contenuto stesso”.

Assistenza legale gratuita e divieti di accaparramento

Gli incolpati sostengono che non sorge in capo a nessuno di loro la violazione del divieto di accaparramento della clientela. Ricordiamo che il Codice deontologico art. 37 c. 5 CDF, vieta di offrire senza richiesta una prestazione rivolta a determinati soggetti e quindi personalizzata.

Gli incolpati hanno violato il codice deontologico offrendo la loro prestazione motu proprio, rivolgendosi a soggetti determinati (vittime e parenti dei deceduti) e promuovendo uno specifico affare.

Sempre l’art. 37 c. 1 CDF specifica che l’avvocato non può acquisire clienti violando i principi di decoro e correttezza specificando che “non è necessaria la consumazione dell’illecito, essendo infatti sufficiente anche il tentativo, giacché la potenzialità della condotta è idonea e sufficiente a configurare l’illecito deontologicamente rilevante”.

Si configura violazione del codice deontologico quando:

  • l’avvocato si accaparra il cliente offrendo consulenza legale “a zero spese di anticipo”;
  • l’avvocato pubblicizza il suo studio con la promessa “paghi solo in caso di vittoria”;
  • l’avvocato per attirare clienti offra prestazioni professionali a costo simbolico.

Sottolinea poi il Collegio che l’informazione non deve essere comparativa né autocelebrativa o “volta a suggestionare il cliente sul piano emozionale, con un messaggio di natura meramente commerciale ed esclusivamente caratterizzato da evidenti sottolineature del dato economico”.

Conclusioni sul tema dell’assistenza legale gratuita

Gli incolpati ritengono ingiusta la sentenza e chiedono la revisione della pronuncia e pene meno severe nei loro confronti. Ma la comminazione della sanzione non è casuale e avviene secondo valutazioni accurate: gravità del fatto, sussistenza di dolo e sua intensità, valutazione del contesto in cui si è verificata la violazione.

Nel caso in esame, ci sono però alcuni comportamenti che vanno a vantaggio degli incolpati:

  • pronte scuse;
  • assenza di precedenti disciplinari;
  • rapida cancellazione del post .

Per queste ragioni, la sanzione si modifica riducendo da 3 a 2 i mesi di sospensione dall’esercizio professionale.

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