“Dies a quo”: decorrenza indennizzo e nesso causale tra malattia ed emotrasfusione

Novembre 20, 2023
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"Dies a quo" ed emotrasfusione con sangue infetto
"Dies a quo" ed emotrasfusione con sangue infetto - IlGiornaleGiuridico.it

Il “dies a quo” รจ un elemento fondamentale nel processo di richiesta di indennizzo per i danni derivanti dall’emotrasfusione. La sua determinazione richiede un’analisi medico-legale approfondita ma anche una valutazione prettamente giuridica. La Corte di Cassazione con ordinanza n. 30739 del 6 novembre 2023, ha stabilito che il decorso del termine triennale di presentazione della domanda per indennizzo, come previsto dall’art. 3, comma 1, della l. n. 210 del 1992, come modificato dalla l. n. 238 del 1997, si stabilisce ricostruendo il momento in cui, in capo all’avente diritto, sorge la conoscibilitร  del nesso causale tra trasfusione e patologia sulla base di indici oggettivi e con alto grado di probabilitร , alla luce delle nozioni comuni dellโ€™uomo medio, eventualmente integrate da valutazioni mediche e secondo il parametro dellโ€™ordinaria diligenza.

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Emotrasfusione, analisi medico-giuridica della procedura

L’emotrasfusione รจ una procedura medica di vitale importanza per il trattamento di pazienti che necessitano di sangue o dei suoi componenti. Tuttavia, come qualsiasi procedura medica, l’emotrasfusione richiede una rigorosa valutazione medica e giuridica per garantire la sicurezza dei pazienti e stabilire responsabilitร  e azioni legali in caso di danni o infezioni.

Sotto il profilo medico, l’emotrasfusione richiede una serie di rigorose analisi e controlli per garantire che il sangue o i suoi componenti siano sicuri e privi di agenti infettivi. I campioni di sangue donato vengono sottoposti a numerosi test per accertare l‘assenza di malattie infettive come l’HIV, l’epatite B e C o la sifilide.

Dal punto di vista giuridico, l’emotrasfusione รจ soggetta a leggi e normative specifiche che mirano a garantire la sicurezza dei pazienti. Queste leggi stabiliscono standard e protocolli dettagliati per l’esecuzione dell’emotrasfusione, come il monitoraggio delle concentrazioni di agenti infettivi nel sangue donato, la gestione del processo di donazione e la tracciabilitร  delle unitร  di sangue utilizzate.

Inoltre, le leggi richiedono il consenso informato da parte dei pazienti o dei loro rappresentanti legali prima dell’emotrasfusione. Ciรฒ significa che i pazienti devono essere pienamente informati dei rischi e dei benefici della procedura e fornire il loro consenso consapevole e informato per l’esecuzione dell’emotrasfusione.

Ma cosa succede se questa procedura non va come dovrebbe e si verificano danni che affettano la salute di un soggetto? Nel caso in cui un paziente subisca danni o contragga un’infezione a causa dell’emotrasfusione, le leggi stabiliscono procedure per richiedere un’azione legale e un’indennitร  per i danni subiti.

In queste situazioni, รจ importante dimostrare che l’infezione o il danno siano effettivamente causati dall’emotrasfusione e che non siano stati seguiti tutti i protocolli e gli standard di sicurezza stabiliti. Ecco che si configura l’ipotesi di indennizzo per il danno da emotrasfusione: ma il “dies a quo” quando decorre?

Tutela patrimoniale per danno da emotrasfusione

Il Ministero della Salute ha un compito importante, quello di controllo e vigilanza circa la pratica medica dell’emotrasfusione per evitare l’utilizzo di sangue infetto. Cosa succede se tale obbligo si viola? Semplice, in capo al Ministero della Salute sorge una responsabilitร  che i soggetti interessati possono fare valere per ottenere l’indennizzo di cui alla legge legge 210/1992.

Gli aventi diritto possono presentare una domanda di risarcimento del danno, dinanzi al Tribunale ordinario, per responsabilitร  extracontrattuale del Ministero della Salute.

Ma quali sono le azioni esercitabili dai soggetti interessati per ottenere il risarcimento per danno derivante da trasfusione di sangue infetto? Piccola specifica di grande importanza: il danno si intende connesso causalmente alla emotrasfusione dopo un’attenta analisi medico-giuridica. Prima di snocciolare questo argomento, รจ d’obbligo una parentesi sul “dies a quo” e termini di decorrenza per indennizzo.

Definizione di “dies a quo”

L’espressione “dies a quo” deriva dal latino e si traduce letteralmente come “giorno da cui”. Questa espressione indica il punto di partenza di un periodo di tempo o di un termine legale.

In altre parole, รจ la data di inizio o il punto di riferimento per il calcolo di un periodo specifico nel diritto. Il “dies a quo” รจ di fondamentale importanza per determinare i termini, i tempi e le scadenze associati a casi legali o procedure.

Il concetto di “dies a quo” ha diverse implicazioni e viene utilizzato in diversi contesti del diritto

1. Calcolo dei termini di prescrizione: nelle questioni di prescrizione legale, il “dies a quo” รจ fondamentale per stabilire quando decorre il periodo di tempo entro il quale un’azione legale puรฒ essere intrapresa. Ad esempio, consideriamo un caso in cui una persona subisce un danno da un’azione illegale. Il “dies a quo” potrebbe essere la data in cui si รจ verificato il danno, e a partire da quella data scatta il periodo di prescrizione entro cui la persona ha il diritto di presentare un’azione legale.

2. Scadenze procedurali: il “dies a quo” รจ anche utilizzato per determinare i tempi e le scadenze procedurali nei casi legali. Ad esempio, in un procedimento giudiziario, il “dies a quo” potrebbe essere la data in cui viene presentata una richiesta o una petizione. A partire da quella data, inizieranno a scorrere i termini per la presentazione di documenti di risposta o per l’adempimento di determinati obblighi procedimentali.

3. Tempistiche contrattuali: nel contesto dei contratti, il “dies a quo” puรฒ essere la data di inizio di un periodo di tempo specifico durante il quale le parti devono adempiere a determinate obbligazioni contrattuali. Ad esempio, in un contratto di locazione, il “dies a quo” puรฒ indicare la data di inizio del periodo di affitto durante il quale il locatario รจ tenuto a pagare l’affitto.

Il concetto di “dies a quo” รจ di fondamentale importanza nel contesto legale, poichรฉ definisce il punto di partenza di un periodo, una scadenza o un obbligo. รˆ utilizzato per calcolare i termini di prescrizione, stabilire scadenze procedurali e determinare le tempistiche contrattuali. Comprenderne il significato e l’utilizzo รจ essenziale per agire correttamente nel contesto legale e rispettare i tempi e gli obblighi previsti dalla legge.

“Dies a quo” e determinazione del danno da emotrasfusione

Il concetto di “dies a quo” diventa di fondamentale importanza all’interno del contesto medico-legale. Questa espressione si riferisce alla data in cui una persona prende coscienza del legame causale tra una specifica malattia e un determinato evento, come l’emotrasfusione. Questo punto temporale diventa essenziale per stabilire il periodo durante il quale รจ possibile avanzare una richiesta di indennizzo per i danni derivanti dall’emotrasfusione.

Nel caso di malattie trasmesse mediante emotrasfusione, quali l’HIV o l’epatite C, รจ di importanza critica determinare il momento in cui l’individuo acquisisce la consapevolezza che la sua malattia sia il diretto risultato dell’emotrasfusione. รˆ soltanto a partire da questo momento che puรฒ essere valutato il periodo durante il quale gli interessati possono richiedere un risarcimento o un’indennitร  per i danni subiti.

Tuttavia, individuare il “dies a quo” non รจ sempre un compito facile. In molti casi, le malattie trasmesse tramite emotrasfusione possono manifestarsi dopo un periodo di incubazione prolungato, durante il quale non sono visibili sintomi evidenti. Inoltre, la presenza di altre possibili fonti di infezione puรฒ complicare ulteriormente l’individuazione del nesso causale.

Pertanto, รจ indispensabile che sia condotta un’approfondita valutazione medico-legale della situazione al fine di determinare in modo accurato il “dies a quo”. Esistono vari criteri che possono essere impiegati per determinare il “dies a quo” nei casi di infezioni dovute a emotrasfusioni.

Generalmente, si prende in considerazione il momento in cui l’individuo viene a conoscenza della propria condizione medica e inizia a collegarla alla precedente emotrasfusione. Ciรฒ puรฒ derivare dalla consultazione di specialisti o dal risultato di test di laboratorio che confermano la presenza di una malattia infettiva. In alcuni casi perรฒ, un ruolo cruciale lo ricopre la legge.

Pronuncia della Corte d’Appello di Genova

Il ricorrente, una vittima di trasfusione di sangue infetto, ha visto rigettare dalla Corte d’Appello di Genova, l’impugnazione avanzata contro il Ministero della Salute. Prima del giudizio d’Appello, giร  il Tribunale di Genova procedeva a rigettare la domanda, per scadenza dei termini di decorrenza della stessa, proposta dal ricorrente nel 2011 e volta ad ottenere l’attuazione del diritto di indennizzo per danno da emotrasfusione infetta, come previsto dalla L. n. 210/1992.

La corte territoriale, ribadendo che la consapevolezza prevista e richiesta dall’articolo 3 della succitata legge richiede la conoscenza del nesso causale tra danno e trasfusione infetta, rigettava la domanda del reclamante per ovvie ragioni. Secondo la Corte, il richiedente indennizzo aveva raggiunto la consapevolezza nel 2005, anno in cui si eseguรฌ una biopsia epatica con seguente diagnosi di cirrosi. Ne conseguiva che:

  • soggettivamente, il ricorrente era consapevole che la cirrosi non derivava esclusivamente dall’eccessivo consumo di alcolici;
  • oggettivamente, l’acquisizione della cartella clinica relativa alla trasfusione, consentiva al ricorrente di acquisire questa consapevolezza nel tempo.

Il ricorrente impugna la pronuncia. Si arriva in Cassazione.

Ricorso in Cassazione: la sentenza della Suprema Corte

La Corte di Cassazione cassa con rinvio la sentenza impugnata affermando che non รจ sufficiente la consapevolezza della patologia contratta al fine di individuare il momento iniziale del decorso della decadenza, essendo necessaria la conoscenza del nesso causale tra il danno alla salute e la trasfusione infetta.

Sottolinea poi che tale conoscenza, ad avviso della Corte dโ€™Appello, si realizzรฒ nellโ€™anno 2005, successivamente al ricovero nel cui ambito fu svolta una biopsia epatica e fu diagnosticata la cirrosi; in particolare, poichรฉ nelle notizie cliniche lโ€™epatite cronica veniva definita alcool correlata e lo stesso ricorrente aveva sempre negato di aver fatto uso massiccio di alcoolici, ad avviso della Corte di merito, il ricorrente avrebbe dovuto rendersi conto della diversa origine della malattia.

Inoltre, la lettera datata 19.12.2011, inviata dai legali dellโ€™odierno ricorrente ai medici dellโ€™ospedale, al fine di sollecitare la trasmissione delle cartelle cliniche inerenti al ricovero del 1969 cui risalgono le trasfusioni da cui si afferma essere derivato il danno, affermava che successivamente al ricovero il ricorrente aveva appreso di essere affetto da epatopatia verosimilmente ricollegabile al suddetto intervento ed aveva chiesto copia della cartella in data 31 maggio 2005.

Ne consegue che il reclamante giร  nel 2005 aveva acquisito consapevolezza della dipendenza causale dell’epatite dalle emotrasfusioni infette. Nulla di nuovo hanno dimostrato le consulenze medico-legali del 2010 che non hanno riportato nรฉ valutato elementi diversi o nuovi.

Considerazioni del Collegio Supremo

Il Collegio Supremo sottolineava, in relazione alla richiesta di indennizzo da parte del ricorrente, che il decorso del termine di decadenza prescinde dall’iniziativa della parte interessata di chiedere intervento del c.t.u.. Ma non solo.

La Corte ribadisce anche che si richiede, in particolare, non solo la conoscenza della patologia ma anche del nesso causale tra la patologia e lโ€™emotrasfusione nel senso che la decorrenza del termine triennale di decadenza per la proposizione della domanda, previsto dall’art. 3, comma 1, L. n. 210/1992, come modificato dalla L. n. 238/1997, va stabilita ricostruendo il momento in cui deve ritenersi maturata in capo all’interessato la conoscibilitร  del nesso causale tra la trasfusione e la patologia, sulla base di indici oggettivi e con alto grado di probabilitร , alla luce delle nozioni comuni dell’uomo medio, eventualmente integrate da valutazioni mediche e secondo il parametro dell’ordinaria diligenza.

Circa la decorrenza del termine, si osservava che รจ necessaria non solo la conoscenza o conoscibilitร  della patologia ma anche una correlazione tra patologia e intervento terapeutico, della natura irreversibile del danno e della sua ascrivibilitร  ad una delle infermitร  previste dalla tabella B annessa al T.U. approvato con d.P.R. n. 915 del 1978, come sostituita dalla tabella A allegata al d.P.R. n. 834 del 1981.

Scontro di pronunce: consapevolezza dellโ€™origine della malattia? Cosa risponde la Corte

La Corte ha dichiarato che la sentenza impugnata ha utilizzato un parametro vago, generico, di stampo individuale e soggettivo parlando addirittura di una presunta consapevolezza della conoscenza della patologia (il reclamante negava di aver fatto abuso di alcool nel corso della sua vita), facendo coincidere di fatto, il raggiungimento del necessario stato di conoscenza con quello della consapevolezza della mera positivitร  e della ipotizzata dipendenza da trasfusioni subite.

Riguardo invece l’indennizzo, giร  la giurisprudenza era intervenuta affermando che la richiesta di risarcimento si configura possibile per i soggetti danneggiati da epatite post-trasfusionale ma con danni irreversibili e sempre che gli stessi si possano inquadrare in una delle infermitร  classificate in una delle otto categorie di cui alla tabella B annessa al testo unico approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, come sostituita dalla tabella A allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834.

Si specifica altresรฌ che resta nella discrezionalitร  del legislatore, compatibilmente al principio di solidarietร , una soglia minima di indennizzabilitร  del danno da intendersi sempre permanente e in relazione a trattamenti sanitari non prescritti da autoritร  sanitaria o dalla legge.

Leggi anche —-> La confisca nella legislazione speciale e nel codice penale: analisi delle implicazioni e controversie

Conclusioni

Alla luce delle considerazioni sopra fatte, la Corte, citando la L. n. 210 del 1992, in merito alla questione del danno ricevuto, della conoscibilitร  della malattia e dell’indennizzo, con sentenza n. 35 del 2023, dichiara illegittimo l’art. 3, comma 1, della legge n. 210 del 1992 perchรฉ alla “conoscenza del danno” non segue il periodo “e sua indennizzabilitร ”.

La Corte ritiene che la conoscenza del danno, la stessa da cui dipende il “dies a quo” del triennio per la presentazione della richiesta di indennizzo, presuppone che: “il danneggiato abbia acquisito consapevolezza non soltanto dell’esteriorizzazione della menomazione permanente dell’integritร  psico-fisica e della sua riferibilitร  causale alla vaccinazione, ma anche della sua rilevanza giuridica, e quindi dell’azionabilitร  del diritto all’indennizzo; pertanto, il giudice del merito chiamato ad interpretare ed applicare la complessiva disciplina decadenziale de qua, soprattutto nellโ€™ipotesi di malattia inizialmente silente, non puรฒ trascurare di accertare il momento in cui la malattia sia divenuta in effetti indennizzabile, con lโ€™effetto che prima di tale momento non inizia a decorrere alcuna decadenza”.

Come si conclude la vicenda? Con la Corte che cassa con rinvio la sentenza n. 287/2016 della Corte d’Appello di Genova.

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