Squilibrio di reddito tra i coniugi e assegno divorzile, gli ultimi sviluppi

Gennaio 2, 2025
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L'ultima sentenza in materia d'assegno divorzile
Divorce agreement and wedding ring

Oggi ci occupiamo delle implicazioni, sull’assegno divorzile, dello squilibrio di reddito tra coniugi e dell’implicazione che ne deriva, alla luce dell’ultimo orientamento giurisprudenziale. Qualora il predetto squilibrio dipenda da una modalitร  organizzativa familiare che vada incontro agli impegni lavorativi del marito, la moglie potrร  ottenere l’assegno in quanto compensazione. Su un caso specifico si รจ pronunciata la Cassazione.

Si รจ trattato di una coppia di coniugi che, a distanza di quasi 30 anni dal matrimonio, divorzia. In sede giudiziale di merito, il giudice ha riconosciuto alla donna la corresponsione di un cospicuo assegno. Ciรฒ in relazione ad elementi, di cui il magistrato ha tenuto conto, quali l’etร  della donna, sessantatreenne, ma anche, per l’appunto, lo squilibrio reddituale e le cause ad esse dovuto. L’organizzazione familiare ha consentito al marito della donna di dedicarsi a tempo pieno al lavoro, e la signora ha fatto la propria parte in famiglia prendendosi cura dei figli, ma anche del suocero e degli zii del marito. L’assegno di divorzio, riconosciutole in una funzione compensativo-perequativa, รจ cospicuo, e il consorte impugna la decisione fino al ricorso in Cassazione.

L’ultima pronuncia della Cassazione in materia d’assegno divorzile

Parliamo al riguardo della Sentenza n. 26520 dell’11 ottobre 2024 della Cassazione, Sez. I. In essa si afferma, come principio generale, che in seguito al divorzio ciascuno degli ex coniugi dovrebbe provvedere al proprio mantenimento. Un principio di certo non nuovo, e che incontra delle deroghe, fatte presenti dalla Suprema Corte. Vi รจ la deroga riferita alla mancata autosufficienza economica di uno dei coniugi. E poi quella riferita al caso in cui, il matrimonio, abbia operato uno spostamento patrimoniale da un coniuge all’altro (proprio come nella fattispecie trattata). Orbene, detto spostamento, non piรน giustificato dalla sussistenza del vincolo matrimoniale, viene appunto corretto con l’assegno dalla funzione compensativo-perequativa. รˆ quanto si trae sempre dalla sentenza in oggetto.

C’รจ poi un ulteriore punto di pronuncia per la suddetta sentenza, inerente la prova che il coniuge svantaggiato dallo spostamento patrimoniale abbia effettivamente prestato un contributo alla causa familiare. La prova, per la Corte, puรฒ esser fornita anche tramite presunzioni. Il contributo รจ quello derivante da scelte comuni di conduzione di vita familiare.

I dettagli della fattispecie considerata

Entriamo maggiormente nel dettaglio del caso che ha originato la decisione. La separazione fra i coniugi protagonisti di questa controversia รจ avvenuta nel 2008. Si รจ trattato di separazione consensuale, espletata la quale la moglie si รจ visto riconoscere un assegno di mantenimento pari a 1.500 euro al mese. L’importo dell’assegno viene poi incrementato dalla sentenza di divorzio, avvenuta nel 2021, passando cosรฌ ad un importo di 1.720 euro.

รˆ esattamente quest’ultima decisione che รจ alla base della controversia insorta. Il ricorso in appello, da parte del marito, subisce il rigetto. Stando ai giudici di merito, l’importo stabilito รจ conforme a quanto la legge sul divorzio stabilisce (parliamo dell’art.5 della l. 898 del 1970), vista la funzione compensativo-perequativa.

Nel caso di specie, si era fatta menzione di una disparitร  reddituale tra i coniugi piuttosto consistente, con il reddito del marito che s’attestava a circa 70.000 euro nel periodo fra il 2014 e il 2018, per poi ridursi a 19.000 euro del periodo 2019-2020. La differenza rimaneva ad ogni modo significativa, visto e considerato che la moglie viveva esclusivamente col mantenimento e non aveva a disposizione la casa coniugale. Il suo ruolo nella formazione del patrimonio comune, dopo un matrimonio della durata di 29 anni, era stato tenuto in degna considerazione nei giudizi di merito intervenuti. A quel punto, il marito ricorre in Cassazione.

La configurazione giuridica dell’assegno divorzile

Bisogna operare una premessa, e cioรจ vedere come avviene la verifica sul diritto o meno del coniuge all’assegno divorzile. Conta, a tale scopo, l’inadeguatezza dei mezzi economici del coniuge richiedente il mantenimento, e l’incapacitร , in capo alla medesima persona, di procurarsi detti mezzi in riferimento a delle ragioni obiettive. La legge 898/1970, in materia di divorzio, contempla all’art.5 co.6 degli indicatori. Questi si rinvengono nelle condizioni dei coniugi, nelle ragioni della decisione di procedere col divorzio, nel contributo economico e personale alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune e nella conduzione familiare. Conta altresรฌ il reddito d’entrambi i coniugi, e va specificato che tutti i parametri indicati sono da valutare, alla lettera della norma, in relazione alla durata del matrimonio.

In tale contesto, spetta al giudicante l’accertamento delle cause relative alla disparitร  di condizioni economiche, quindi se le medesime siano riconducibili a scelte adottate dai coniugi di comune accordo, e funzionali alla conduzione della famiglia. L’esempio piรน lampante รจ quello in cui uno dei coniugi rinunci a perseguire una data carriera professionale per dedicarsi alla casa e alla prole e consentire all’altro di fare carriera. Oltre che il contributo apportato alla formazione del patrimonio condiviso, o a quello del coniuge che lavora, sono oggetto di valutazione anche le potenzialitร  effettive, professionali e reddituali del coniuge che al termine della relazione matrimoniale non lavori. E ciรฒ anche in relazione all’etร  del coniuge che ancora non lavori, e della conformazione del mercato del lavoro. Sono punti ulteriori che si traggono, ai fini di valutazione, dalla Sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 18287/2018.

La funzione ambivalente dell’assegno divorzile

Vi รจ poi un’altra sentenza della Corte di Cassazione, la n. 21926 del 2019, che ha definito piรน nei dettagli la funzione ambivalente dell’assegno divorzile. Da una parte esso รจ assistenziale, ovvero un sostegno che succede la fine della convivenza matrimoniale (dunque volto ad assistere il coniuge che di un sostegno sia rimasto sprovvisto proprio per la fine del matrimonio). Dall’altra parte, la funzione รจ perequativo-compensativa, quindi si parla d’una funzione che vuole apportare equilibrio. Essa non รจ rivolta a ricostituire integralmente il tenore di vita che il coniuge che non lavorava deteneva nel periodo del matrimonio, ma mira comunque al riconoscimento del ruolo e del contributo che il coniuge dalla piรน complessa situazione economica abbia dato per formare il patrimonio familiare e quello personale dell’altro consorte.

La funzione riequilibrativa

Un’altra pronuncia della Cassazione a Sez. Unite, la Sentenza n. 18287 del 2018, ha ribadito la funzione riequilibrativa delle disparitร  economiche, ma ha affermato altresรฌ come la stessa funzione non sia piรน inquadrabile nell’ottica di lasciar tenere al coniuge bisognoso sul piano economico lo stesso tenore di vita antecedente lo scioglimento legale del matrimonio. Lo stesso orientamento รจ ritenuto infatti superato, come la Corte ha espresso in quell’occasione.

Disparitร  economica e scelta di come condurre la vita familiare, il nesso da dimostrare

Ritornando sul punto, ossia a quanto deciso dalla Cassazione nell’ultima occasione di pronuncia sul tema, il ricorrente, ex marito della donna, opponeva in giudizio una mancata dimostrazione che la disparitร  del reddito sia stata dovuta a scelte compiute di comune accordo con la moglie.

La questione posta dall’uomo รจ stata valutata come infondata dalla Suprema Corte, che si รจ attenuta all’orientamento dalla stessa delineato in occasione della giร  trattata Sent. 18287 del 2018, con la stessa che ha stabilito come spetti al giudice di merito valutare l’inadeguatezza o meno dei mezzi a disposizione del coniuge richiedente, alla lettera dei criteri di cui all’art. 5, co. 6 della l. 898/1970.

I giudici della Corte hanno fatto presente che il principio d’autoresponsabilitร  sia valevole per l’intera durata del rapporto matrimoniale, e non รจ solamente deducibile alla fine del matrimonio. Il fatto che l’autoresponsabilitร  passi, con la fine del matrimonio, dall’attenere alla coppia all’attenere ai coniugi singolarmente, non vuol dire che essa prescinda da quanto avvenuto a matrimonio in corso. Diversamente, e il punto รจ sempre affermato dalla Suprema Corte nella sentenza da ultimo registrata, se all’autoresponsabilitร  viene riconosciuta un’importanza decisiva nella fase di scioglimento del matrimonio, il criterio andrebbe a sfavore della parte piรน debole dei coniugi. In altri termini, non si terrebbe conto del fatto che, chi dei coniugi non abbia lavorato non รจ detto che non abbia contribuito alla stabilitร  economica della vita familiare.

L’assegno divorzile e il rapporto tra lo squilibrio economico e il sacrificio di uno dei coniugi

Nella giurisprudenza, la Sentenza della Cassazione n. 4215 del 2021, รจ intervenuta anch’essa sul tema, in osservanza a quanto giร  riportato dalle Sez. Unite nel 2018 sui poteri del giudice di merito, come egli deliberi sulla base dei parametri legali di cui all’art.5, co. 6 della l. 898/1970 e a prescindere dallo stile di vita del quale si รจ usufruito in costanza di matrimonio. E inoltre, di come lo stesso giudice di merito debba procedere a ponderare l’intera storia familiare, a considerazione secondo cui l’assegno dovrร  fornire all’ex coniuge un reddito che sia adeguato in relazione al contributo dato alla causa familiare o alla formazione del patrimonio comune, o a quello individuale dell’altro coniuge.

Il giudice, quindi, dovrร , in relazione all’orientamento della Cassazione, valutare se lo squilibrio sussista per causa di scelte comuni per condurre la vita familiare, o alla definizione presa di comune accordo dei ruoli all’interno della coppia, o al fatto che uno dei coniugi abbia rinunciato alle proprie aspirazioni professionali per condurre la famiglia nel migliore dei modi possibili. Ma, sempre il giudice di merito, verificherร  se il contributo posto in essere non sia stato giร  compensato, almeno in parte. Nel patrimonio del richiedente l’assegno non sono comunque computabili (altra precisazione della Suprema Corte) le somme dell’assegno di separazione che siano state percepite in unica soluzione per azione esecutiva, espletata con successo, per l’inadempimento dell’altro coniuge. รˆ necessario, pertanto, che lo squilibrio reddituale tra i coniugi sia conseguenza del sacrificio compiuto dal coniuge in posizione piรน svantaggiata.

L’ammissibilitร  delle prove presuntive nella dimostrazione del contributo dato

Torniamo su un importante punto della questione, e cioรจ quello secondo il quale si puรฒ fornire la prova del contributo speso alla causa familiare per presunzioni. Le Sez. Unite si erano giร  pronunciate in tal senso con la Sent. 18287/2018, e, come la Cassazione ha poi chiarito in un’altra pronuncia (Sent. 35434/2023), l’accordo sul modo di conduzione della vita familiare e sulla ripartizione di ruoli tra coniugi, non essendo mai riportato in forma scritta, consente per quello anche il ricorso alle presunzioni.

Il ricorso sull’assegno divorzile rigettato

Addivenendo ora alle conclusioni dell’ultima pronuncia intervenuta, il ricorso dell’ex marito รจ stato rigettato. Fra le altre cose, come la durata del matrimonio e l’etร  della richiedente, la Corte ha infatti ritenuto lo squilibrio reddituale da attribuirsi al sacrificio fatto dalla donna per rendere possibile al marito di dedicarsi completamente al lavoro, occupandosi sรฌ dei figli, ma anche del suocero e degli zii del marito.

La funzione compensativo-perequativa, nel caso di specie, รจ stata ritenuta pienamente conforme all’assegno divorzile assegnato, e in conseguenza di ciรฒ il ricorso รจ stato rigettato, con condanna dell’ex marito a farsi carico delle spese legali. La sentenza ha fatto altresรฌ da presupposto per l’ottenimento, da parte dell’ex moglie, di un altro importo in funzione di contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del DPR 115/2002. Il contributo รจ previsto appunto per quei casi d’impugnazione integralmente respinta, o giudicata inammissibile o improcedibile.

Fonte immagine: sito iStock Photo. Per un approfondimento delle casistiche sull’assegno di mantenimento, clicca qui.

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