L’AGCM apre un’indagine sulla grande distribuzione per l’aumento anomalo dei prezzi alimentari dopo la pandemia. Sotto esame filiera, margini e concorrenza.
Negli ultimi anni fare la spesa è diventato sempre più caro. Un dato che molte famiglie conoscono bene, ma che ora trova conferma anche nei numeri ufficiali. Proprio su questi numeri si concentra l’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha deciso di aprire un’indagine sulla grande distribuzione organizzata.
La decisione arriva con una delibera adottata a dicembre 2025. L’obiettivo è capire se l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, registrato dopo la pandemia, abbia seguito dinamiche corrette oppure se siano emersi comportamenti distorsivi a danno di consumatori e produttori.
Il punto di partenza è semplice: i prezzi sono cresciuti molto più dell’inflazione. E questo scarto solleva più di una domanda.
Prezzi alimentari oltre l’inflazione: cosa non torna
Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati di circa il 24,9%. Nello stesso periodo, l’inflazione generale si è fermata attorno al 17,3%. La differenza è netta e difficile da ignorare.
A rendere il quadro ancora più critico c’è un altro elemento. I produttori agricoli non hanno visto crescere i propri margini. In molti casi, i ricavi sono rimasti stabili o sono addirittura diminuiti. Questo significa che l’aumento dei prezzi non si è distribuito in modo uniforme lungo la filiera.
Da qui nasce il sospetto che una parte consistente dei rincari si sia concentrata nella fase finale, quella della vendita al dettaglio. Ed è proprio su questo passaggio che l’AGCM ha deciso di intervenire.
Una filiera sbilanciata tra chi produce e chi vende
Il settore agroalimentare italiano presenta una struttura molto particolare. Da un lato ci sono migliaia di produttori, spesso di piccole dimensioni. Dall’altro operano poche grandi catene della grande distribuzione, sempre più forti e concentrate.
Questo squilibrio pesa sulle trattative commerciali. I produttori, frammentati, hanno poco spazio per negoziare. Le catene, invece, possono imporre condizioni economiche e operative con maggiore facilità.
Secondo l’Autorità, questa asimmetria potrebbe aver inciso sulla formazione dei prezzi finali. L’indagine servirà a capire se il potere contrattuale della GDO abbia superato i limiti di una concorrenza sana.
Il ruolo del potere di acquisto della GDO
Le catene della grande distribuzione non agiscono da sole. Spesso si muovono attraverso centrali d’acquisto, cooperative e supercentrali. Queste strutture rafforzano la capacità di negoziazione verso i fornitori.
In pratica, un produttore può trovarsi a trattare con più livelli decisionali per entrare sugli scaffali di un solo marchio. Questo meccanismo incide sui prezzi di acquisto e sulle condizioni contrattuali.
Un altro nodo riguarda i contributi richiesti ai fornitori. Si tratta di pagamenti legati a servizi come promozioni, posizionamento sugli scaffali o inserimento in assortimento. L’AGCM vuole capire se questi contributi rispecchiano davvero il valore dei servizi offerti.
Prodotti a marchio del distributore sotto la lente
Sempre più spazio sugli scaffali è occupato dai prodotti a marchio del distributore. Le cosiddette private label rappresentano ormai una parte centrale dell’offerta.
Questo modello rafforza ulteriormente il potere della GDO. Le catene diventano sia clienti dei produttori sia concorrenti diretti. Una situazione che può creare tensioni e squilibri.
L’indagine analizzerà l’impatto di questi prodotti sugli assortimenti, sulle condizioni di fornitura e sui prezzi praticati al consumatore finale.
Cosa vuole accertare l’AGCM
L’indagine conoscitiva ha obiettivi precisi. Prima di tutto, l’Autorità intende mappare le strutture di acquisto presenti nel settore. Verranno esaminati i livelli di coordinamento e il loro peso nella formazione dei prezzi.
Un secondo filone riguarda i flussi economici tra fornitori e distributori. L’AGCM analizzerà contributi, sconti e servizi accessori per capire se esistano criticità.
Infine, verrà approfondito il tema delle private label, con attenzione alle condizioni imposte ai produttori e al posizionamento dei prezzi sul mercato.
Il contributo degli operatori della filiera
Per completare l’analisi, l’Autorità ha chiesto la collaborazione degli operatori coinvolti. Produttori, distributori e altri soggetti possono segnalare criticità e difficoltà riscontrate nel rapporto con la grande distribuzione.
Particolare attenzione sarà data ai settori più delicati, come quello dei prodotti freschi, dove il potere contrattuale può incidere in modo diretto sui prezzi e sulla sostenibilità delle imprese agricole.
Possibili effetti per consumatori e imprese
Se dall’indagine dovessero emergere comportamenti scorretti, l’AGCM potrebbe intervenire con misure correttive. L’obiettivo resta quello di ristabilire un equilibrio lungo la filiera.
Per i consumatori, questo potrebbe significare prezzi più trasparenti. Per i produttori, un rapporto più equo con la grande distribuzione.
Tempi e sviluppi dell’indagine
La chiusura dell’indagine è prevista per il 31 dicembre 2026. Fino ad allora, l’Autorità continuerà a raccogliere dati e valutare le informazioni ricevute.
Il tema resta centrale. Il prezzo del cibo incide direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie e sulla tenuta del sistema produttivo. Proprio per questo, l’esito dell’indagine viene seguito con grande attenzione.