La sentenza della Cassazione 39168/2024 chiarisce le responsabilità del datore di lavoro nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e il ruolo dei delegati alla sicurezza. Un caso giudiziario che fa luce su come garantire un ambiente sicuro e prevenire contenziosi legali per il datore di lavoro.
La sicurezza sul posto di lavoro è uno dei diritti fondamentali – che non dovrebbero mai essere negoziabili da dipendenti. Proprio per questo, i datori di lavoro devono, per legge, rispettare una serie di obblighi utili a garantire l’integrità fisica e ovviamente psicologica dei loro collaboratori. La normativa in materia di sicurezza sul lavoro, codificata nel Decreto Legislativo n.81 del 2008, descrive una gerarchia molto precisa sulle responsabilità: il datore di lavoro ha, in ogni casso, una posizione centrale.
Nel caso in cui si verifichi un infortunio, infatti, come emerge in maniera inequivocabile dalla sentenza della Corte di Cassazione (Cassazione Penale n. 39168 del 2024), è proprio il datore di lavoro il primo responsabile della sicurezza e della valutazione dei rischi nell’azienda. Anche se presente il documento di valutazione dei rischi – il DVR – il delegato alla sicurezza potrebbe non essere coinvolto penalmente nell’infortunio se lo stesso documento risultasse carente o lacunoso.
Nella sentenza in oggetto, la Corte di Cassazione ha preso in esame un caso in cui un dirigente di una società di capitali – delegato alle funzioni di sicurezza sul lavoro. In un primo momento, il Dirigente è stato ritenuto colpevole di lesioni colpose. Il dipendente si era infortunato durante l’attività di carico di elementi di prefabbricati.
Il Caso
La Corte ha però riformato la decisione ponendo l’accento proprio sul ruolo di grande responsabilità che detiene il datore di lavoro. In aula, è anche venuta a galla un altro particolare per niente trascurabile circa il DVR. Il documento di valutazione dei rischi della società non era del tutto completo e dettagliato. Non vi erano indicate, per esempio, precise indicazioni su come prevenire eventuali rischi di ribaltamento dei prefabbricati. Ed è stato proprio a causare l’infortunio al povero lavoratore malcapitato.
Per la Corte, nel documento, dovevano esserci specifiche istruzioni sul come garantire la sicurezza del lavoratore e quindi la stabilità dei prefabbricati. Il DVR non può, secondo la sentenza, avere generiche indicazioni o, addirittura, raccomandare uno stoccaggio ordinato del materiale per prevenire tale rischio. Per la Corte, il documento in questione deve includere misure specifiche che siano capaci di rendere al sicuro tutte le fasi operative, partendo dal carico e finendo allo stoccaggio.
Nel caso preso in esame, il DVR era assai scarno, si limitava a raccomandazioni davvero generali e poco articolate. Era importante dotare il lavoratore di tutte le indicazioni necessarie al fine di ridurre il rischio di ribaltamento e, ovviamente, di infortuni. Il DVR, quindi, era lacunoso.
Le responsabilità del Datore di Lavoro
La sentenza ha chiesto che il Datore di lavoro, identificato nella società di capitali come il legale rappresentante, ha obblighi di sorveglianza e tutela della salute e della sicurezza dei dipendenti imprescindibili.
La Corte ha stabilito che le responsabilità del datore di lavoro è radicata nei compiti tecnici specifici ma, ovviamente, anche da un’ampia “norma di chiusura” specificata dall’articolo 2087 del Codice Civile che imputa un dovere generale di protezione e prevenzione dei rischi per il lavoratore. Nell’articolo si precisa che il datore di lavoro deve attivarsi per garantire, in modo assoluto, l’incolumità fisica e la dignità morale dei suoi dipendenti.
Con questa sentenza di riafferma quindi un principio ormai consolidato: nel momento in cui un datore di lavoro non adempia ai suoi obblighi in termini di prevenzione, l’infortuno eventuale può essergli attribuito in base al principio sancito dall’articolo 40 del Codice Penale. Tale articolo, precisa che chi non impedisce un evento che aveva l’obbligo giuridico di impedire ne è responsabile al 100%, proprio come se l’avesse causato in prima persona.
La delega delle funzioni e i limiti del DVR
Nella aziende è molto comune la delega delle funzioni per assegnare specifici compiti e responsabilità. Come e quando è possibile si deve alla normativa antinfortunistica. Come è ovvio che sia, non tutte le responsabilità possono essere delegate. La valutazione dei rischi e la redazione del DVR, sono compiti attribuibili solo al datore di lavoro. Il DVR è redatto, infatti, in base all’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 ed è un obbligo assolutamente non delegabile e deve contenere un’analisi dettagliata dei rischi con tutte le possibili misure preventive e i dispositivi di protezioni usati per evitare la possibilità che si verificano alcuni incidenti.
La redazione del DVR richiede una conoscenza più che approfondita e professionale delle specifiche condizioni operative dell’azienda e deve elaborare la migliore scienza tecnica disponibile per identificare e minimizzare i pericoli presenti nell’ambiente di lavoro specifico. Nel caso preso ad esame, i giudici di merito hanno sostenuto che il delegato alla sicurezza fosse risposabile dell’adozione di tutte le misure utili a prevenire incidenti e rischi, avendo ricevuto una specifica delega.
La Corte di Cassazione ha ribadito, senza mezzi termini, che il datore di lavoro rimane – in ogni caso – l’autorità di garanzia primaria e non può assolutamente esimersi dalle sue responsabilità attraverso una delega. La legge stabilisce, alla stessa delega, dei limiti chiari: mentre alcune attività possono essere affidate a terzi, l’obbligo di valutare i rischi e redigere il DVR rimane in modo irremovibile, nelle mani del datore di lavoro. Questo perché, si tratta di scelte che influenza, in maniera sostanziale, la sicurezza complessiva del luogo di lavoro.
Obblighi di prevenzione e aggiornamento costante per il datore di lavoro
Il datore di lavoro ha il dovere di mantenere sempre aggiornato il DVR. Questo documento, infatti, va integrato e modificato sulla base dell’evoluzione tecnica e dei cambiamenti previsti dai tipi di lavori offerti dall’azienda. La valutazione dei rischi, infatti, non può essere un processo statico o limitato a una fase iniziale.
La stessa richiede, invero, un monitoraggio continuo delle attività e una tempestiva revisione del DVR ogni qual volta vengono fuori nuove criticità o fattori di rischio sul posto di lavoro. Quindi, per la normativa vigente, il datore di lavoro deve essere in grado di anticipare e prevedere potenziali pericoli. Solo così potrà apportare tutte le modifiche necessarie al DVR per rispecchiare le migliori pratiche del settore.
Nel caso preso in esame, la Corte di Cassazione ha marcato, in modo decisivo, l’importanza di adottare misure preventive specifiche. Solo in questo modo, infatti, i lavoratori possano contare su indicazioni chiare per svolgere le proprie mansioni in condizioni di massima sicurezza. In questo caso, infatti, l’incidente è stato attribuito proprio alla carenza di istruzioni dettagliate relative alla fase di carico dei prefabbricati. Fase, quest0ultima, molto delicata e che avrebbe quindi necessitato di istruzioni più specifiche.
La materia trattata in passato
Non è la prima volta che la giurisprudenza tratta questa problematica. In passato, in molte sentenze, si è sempre chiaro il fatto che spessa al datore di lavoro analizzare tutti i potenziali rischi presenti in azienda con una precisione certosina facendo riferimento alla normativa e anche alla best practices e, infine, anche alla scienza tecnica più avanzata.
Un esempio che molti ricorderanno è la sentenza del 2016 (Cass. Pen., Sez. IV, 16 maggio 2016, n. 20129). Qui la Corte aveva ribadito l’obbligo del datore di lavoro di aggiornare periodicamente il DVR per l’evoluzione tecnologica che si verifica col tempo.
Ancora una volta si sottolineava quanto importante fosse che il documento in questione identificasse tutti i possibili fattori di pericolo adottato dispositivi di protezioni specifici per salvaguardare, nel miglior modo possibile, la salute dei dipendenti. Anche in quella sentenza, la delega non era servita a sollevare il datore di lavoro dai suoi obblighi in materia di prevenzione e sicurezza.
Implicazioni per l’azienda
Una sentenza, quest’ultima, che mette in luce la necessità che le aziende debbano adottare un approccio proattivo nella gestione della sicurezza sul luogo di lavoro. Quindi, non si risolve tutto con un DVR dettagliato e aggiornato periodicamente. È fondamentale, infatti, che questo documento sia preciso e contempli tutti le fasi operative dell’azienda e preveda misure particolari e accurate in modo da consentire, ad eventuali delegati, di agire in maniera sicura ed efficace. Con quest’ultima sentenza, si riafferma l’importanza del ruolo del datore di lavoro in termini di sicurezza e prevenzione.
Il DVR è più importante di quanto si pensi. Tramite questo documento, infatti, è possibile effettuare una mappatura dettagliata dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro e implementare strategie concrete per evitarli o ridurne la pericolosità. La sentenza, infatti, ha messo in luce però che un DVR generico o lacunoso può risultare piuttosto inutile, lasciando scoperti alcuni aspetti essenziali e pericolosi delle operazioni aziendali, come la movimentazione di carichi pesanti o la gestione di materiali prefabbricati nel casso specifico.
Un DVR non scrupoloso e dettagliato può esporre l’azienda a rischi di sanzioni e cause legali, come in questo caso, in cui l’assenza di istruzioni chiare per il carico e la stabilizzazione dei prefabbricati ha contribuito al verificarsi dell’infortunio. Ovviamente, maggior chiarezza e specificità in questo documento, è richiesta, in modo particolare, per le attività complesse o con l’utilizzo di attrezzature potenzialmente pericolose.
Responsabilità dei delegati e supervisione del datore di lavoro
Come già abbiamo ricordato, i datori di lavoro possono ricorrere alla delega per affidare specifiche funzioni di supervisione e controllo a dirigenti o altre figure qualificate. Ciò si verifica, maggiormente, nei contesti aziendali di grandi dimensioni, in cui è impossibile che una sola persona possa supervisionare tutto.
La Corte però non ammette scusanti: la delega non solleva il datore di lavoro dalla sua posizione di garante principale. Questa rimane inscindibile dalle sue funzioni essenziali, tra cui l’obbligo di garantire che il DVR sia adeguatamente dettagliato e conforme agli standard di sicurezza più aggiornati. Tra l’altro, il delegato può essere scrupoloso all’inverosimile ma con un DVR poco affidabile o lacunoso, il suo stesso lavoro è reso difficile se non impossibile.
Per prendere decisioni giuste in termini di sicurezza il DVR deve valutare ogni casistica. È quindi compito del datore di lavoro fornire una base documentale solida su cui i delegati possano costruire strategie di prevenzione e sicurezza realmente efficaci.
Implicazioni per i dirigenti con delega alla sicurezza
Per i dirigenti incaricati del gravoso compito della sicurezza, questa sentenza rappresenta un monito sull’importanza di conoscere i limiti della propria delega. Questo, di contro, non esime i delegati dalle loro responsabilità. Ma il Dirigente e i delegati stessi devono essere più che consapevoli che il DVR rappresenta il documento primario su cui fare affidamento per prendere decisioni operative in termini di sicurezza e prevenzione sul luogo di lavoro.
In questo contesto, la figura del delegato non può sostituirsi al datore di lavoro nella redazione del DVR, ma può segnalare eventuali lacune o richiedere chiarimenti sulle procedure da seguire. Se il DVR è poco chiaro e molto lacunoso, sono i Dirigenti che potrebbero trovarsi esposti a rischi legali. I delegati però hanno il dovere si assicurarsi di operare secondo il massimo livello di cautela, richiedendo, se necessario, ulteriori istruzioni operative o aggiornamenti del DVR.
Com’è cambiato il parere della Cassazione nel tempo sul tema sicurezza sul lavoro
La sentenza della Cassazione n. 39168 del 2024 si inserisce in un filone giurisprudenziale che, negli ultimi anni, ha progressivamente rafforzato la posizione di responsabilità del datore di lavoro nella prevenzione degli infortuni.
La giurisprudenza più recente, in sostanza, attribuisce un valore più grande all’obbligo del datore di lavoro di valutare i rischi e adottare misure preventive aggiornate e specifiche. Ciò vuol dire che il DVR deve essere considerato come un “documento vivo“, non stabile e stantio. Dev’essere soggetto a revisione continua e aggiornamento in base ad eventuali modifiche nell’ambiente lavorativo o delle tecnologie utilizzate nello stesso.
La responsabilità di garantire un ambiente di lavoro sicuro, come evidenziato dalla giurisprudenza e da quest’ultima sentenza, è di natura oggettiva e permanente. Il datore di lavoro non può e non deve, infatti, considerare assolto il proprio compito con una valutazione iniziale dei rischi, ma deve adattare costantemente il DVR alle nuove situazioni operative e normative.
Il DVR investimento indispensabile
Per le aziende, quindi, investire in un DVR ben strutturato e dettagliato è fondamentale per prevenire eventuali incidenti e infortuni. Inoltre, garantisce la possibilità di evitare contenziosi legali. Anche se la delega di funzioni è, e resterà, uno strumento importante e – talvolta – indispensabile per la gestione della sicurezza, questa non deve mai essere considerata come uno strumento per eludere le responsabilità legali o delegare totalmente la valutazione dei rischi.
Il datore di lavoro è chiamato a mantenere sempre un controllo diretto e una supervisione attiva, assicurandosi che tutti i documenti, le istruzioni e le procedure siano adeguati per garantire la sicurezza dei propri dipendenti. La sentenza ribadisce con forza un principio fondamentale: la sicurezza dei lavoratori non può essere un aspetto secondario né trascurato, soprattutto alla luce di tutti i casi di cronaca che si leggono ogni giorno. Le aziende devono considerare la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro come una priorità.