Malasanità, a chi rivolgersi: come denunciare

Ottobre 9, 2024
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I casi di malasanità non sono purtroppo rari nel nostro Paese, così come non sono rare le domande delle vittime di questi casi, che si domandano a chi rivolgersi per malasanità.

Ebbene, proprio per soddisfare una crescente richiesta di assistenza legale in questo ambito, negli anni hanno trovato ampio sviluppo gli studi legali che sono specializzati in responsabilità medica e della struttura ospedaliera, pronti a sostenere i propri clienti nel rispetto dei diritti del paziente che ritiene di aver subito danni da comportamenti imperiti, negligenti o imprudenti di un medico.

Di qui, una prima risposta xche possiamo certamente condividere con tutti i nostri lettori: in caso di malasanità la prima cosa da fare è rivolgersi a un avvocato specializzato in materia.

Ma non basta. Proviamo a condividere insieme alcune riflessioni sul tema!

Denuncia malasanità, meglio agire tempestivamente

In questa guida sulla denuncia dei casi di malasanità, cominciamo con il sottolineare quanto sia importante agire tempestivamente, sia per rispettare i termini di legge, sia per sfruttare il proprio effetto memoria, riuscendo in tal modo a ricostruire più puntualmente l’accaduto rispetto a quanto potrebbe invece avvenire con la ricostruzione di casi relativi a anni prima.

Ciò premesso, giova rammentare che con la riforma Gelli del 2017 si hanno 10 anni di tempo per agire nei confronti della struttura ospedaliera e 5 anni di tempo per il medico che opera nella struttura. La prescrizione del danno da malasanità è inoltre di 10 anni sul medico che opera in regime privatistico contrattuale.

Ricorda tuttavia che i termini di prescrizione per la denuncia della malasanità iniziano dal momento in cui si è scoperto il danno. Se pertanto il danno è rimasto occulto, i 5 e i 10 anni di tempo partiranno dal momento in cui viene esteriorizzato.

Leggi anche Responsabilità sanitaria: a chi spetta provare il nesso causale tra condotta e danno?

Denunciare malasanità: meglio un’azione civile o una penale?

Quando si tratta di denunciare casi di malasanità, un ricorrente dubbio nelle menti di chi ha subito il pregiudizio dal medico o dei suoi familiari, è se sia meglio agire a livello di azione civile o di azione penale.

Ebbene, fermo restando che sarebbe opportuno parlarne in modo specifico con il proprio legale di fiducia, in generale nella maggior parte dei casi è bene seguire la strada dell’azione civile, considerato che l’azione penale va incontro a tassi molto elevati di archiviazione, che potrebbero pregiudicare anche le cause civili.

Di contro, un’azione civile contro i casi di malasanità è più veloce, meno rischiosa e con maggiore possibilità di successo contro l’assicurazione che tutela la struttura ospedaliera o il medico professionista.

Denuncia errore medico, bene richiedere subito la cartella clinica

Abbiamo visto che quando si denuncia un errore medico è bene agire tempestivamente e recuperare tutta la documentazione più utile. In essa, la cartella clinica è certamente un buon punto di partenza.

La cartella clinica è composta dai documenti che registrano le informazioni sanitarie del paziente. Il malato ha sempre diritto a vedere la propria cartella clinica e richiederne una copia una volta dimesso, facendo una semplice richiesta alla direzione sanitaria dell’ospedale.

Di norma entro 30 giorni la struttura ospedaliera provvederà a condividere la cartella clinica, permettendo così al paziente di avere a disposizione una piena informativa sulle proprie condizioni di salute. In caso di decesso del malato, la richiesta potrà essere effettuata da chi ha diritto al processo e, dunque, dai parenti, dagli eredi e dai conviventi.

Ricordiamo che la cartella clinica deve essere conservata per un tempo illimitato e che dunque la struttura sanitaria non può rifiutare di condividerla se sono passati molti anni.

Errori medici: a chi rivolgersi per avere successo

Molte persone coltivano purtroppo delle false aspettative sulle possibilità di ottenere una vittoria legale in caso di denuncia di malasanità.

In realtà, oltre a comprendere a chi rivolgersi per errori sanitari è anche importante capire che non sempre un danno medico o un errore sanitario conducono a un risarcimento da malasanità.

In particolare, si ha diritto a un risarcimento danni per malasanità solamente se la negligenza del medico ha condotto a un effettivo danno permanente al paziente che ha subito una lesione. Solamente in questo caso si può parlare di un vero danno da malasanità e – di conseguenza – dell’insorgenza del diritto a essere risarciti in base alla percentuale di invalidità che gli verrà riconosciuta.

La stessa cosa avverrà anche per le mancate diagnosi, o per le errate diagnosi: se conducono a un decesso per malasanità o a un’invalidità permanente, si potrà valutare la possibilità di ottenere un risarcimento dei danni ad esso collegato.

Leggi anche Responsabilità sanitaria: è onere del paziente dimostrare il nesso di causalità tra condotta del sanitario e peggioramento della patologia

I principali casi di malasanità

I principali casi di malasanità in Italia sono riconducibili alle aree di ortopedia e traumatologia, che statisticamente assorbono circa il 20% dei danni totali. A seguire troviamo la chirurgia generale, con una quota che supera il 10% del totale, mentre nel reparto di ostetricia e ginecologia si hanno un altro 10% degli errori totali, con situazioni che però sono quasi sempre di grande gravità per madre e neonato.

Nel nostro Paese, i principali casi di malasanità sorgono soprattutto a causa di errate o mancate diagnosi, o di terapie sbagliate. Tuttavia, sono anche frequenti le infezioni che vengono contratte in ospedale, e che possono portare al decesso di un paziente già molto provato.

Per quanto riguarda infine la maggiore incidenza delle ipotesi di malasanità in Italia, le regioni che hanno sesso maggiormente per pagare indennizzi per cause di errore medico sanitario sono la Sicilia, la Toscana, la Calabria, la Puglia e l’Abruzzo. Di contro, le regioni più virtuose, che hanno speso meno a causa dei risarcimenti da malasanità, sono il Trentino, la Liguria e il Piemonte.

Infezioni in ospedale e danni da malasanità

Come abbiamo già accennato, uno dei principali motivi che induce il malato o i suoi pazienti a fare causa per danni da malasanità è relativo alle infezioni contratte in ospedale e, in esse, soprattutto in sala operatoria.

Può infatti capitare che, purtroppo, nelle sale operatorie degli ospedali si contraggano infezioni anche molto gravi, che vanno ad aggravare le condizioni di salute del malato, spesso in modo irreversibile. Le infezioni ospedaliere portano ogni anno alla morte di oltre 5.000 pazienti nel solo nostro Paese inducendo, come tale, a lavorare in un’ottica di maggiore prevenzione per tutelare i pazienti contro queste infezioni negli ospedali.

Tra le principali tipologie di infezioni contratte in ambito ospedaliero citiamo sicuramente quelle alle vie urinarie, in seguito a un intervento chirurgico, così come le infezioni a protesti post intervento ortopedico, così come le infezioni nosocomiali più classiche, come la sepsi o klebsiella.

In continuità con quanto abbiamo già commentato qualche riga fa, se queste infezioni sono debellate con una terapia antibiotica, senza che il paziente subisca danni permanenti, non può trattarsi di danni da malasanità. Di contro, se vengono generate delle conseguenze gravi, come il decesso o un’invalidità permanente, la struttura dovrà rispondere del danno.

Il risarcimento del danno per interventi di medicina estetica

Quando un intervento di medicina estetica provoca un danno (che si tratti di una cicatrice permanente, una deformità, una reazione avversa o un risultato palesemente difforme da quello promesso) il paziente ha pieno diritto a ottenere un risarcimento. Il primo passo è raccogliere tutta la documentazione disponibile: il consenso informato firmato prima dell’intervento, le foto precedenti e successive, le ricevute di pagamento e qualsiasi comunicazione con il professionista. È fondamentale richiedere copia della cartella clinica, che il medico è obbligato per legge a fornire.

A questo punto si consiglia di rivolgersi a un avvocato specializzato in responsabilità medica e, parallelamente, a un medico legale che possa redigere una perizia tecnica sul danno subito: questo documento sarà la base di qualsiasi azione risarcitoria. Si può procedere in via stragiudiziale, tentando una mediazione o inviando una diffida formale alla struttura e alla sua compagnia assicurativa, oppure in via giudiziale, agendo davanti al tribunale civile per responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. I tempi e l’esito dipendono in larga misura dalla qualità delle prove raccolte, per cui agire con tempestività è determinante.

Vale la pena ricordare, a monte di tutto, che molti di questi danni potrebbero essere prevenuti quando i professionisti scelgono di operare con prodotti certificati e clinicamente validati: l’utilizzo di filler dermici di qualità, ad esempio, riduce significativamente il rischio di complicanze gravi, proprio perché garantisce tracciabilità, composizione controllata e sicurezza d’impiego dimostrata. Di qui, l’importanza di agire sempre in un’ottica di cautela preventiva.

Il risarcimento per danni da infezioni ospedaliere

La richiesta di un risarcimento per danni da infezioni ospedaliere può essere richiesta – come abbiamo visto – solamente se vi è un decesso o un danno da invalidità permanente, a causa di un errore medico e di malasanità ospedaliera.

Sono dunque considerate infezioni nosocomiali sottoponibili a una richiesta di risarcimento dei danni quelle che sono state contratte e che si manifestano nella fase post ricovero. Le cause possono essere numerose: si pensi alla presenza di troppe persone in camera o nella struttura, a una cattiva organizzazione degli ambienti, la contaminazione in ambienti operatori, e così via.

In questi casi, è bene rivolgersi subito a un legale esperto in malasanità, che possa accompagnare il proprio cliente nella risoluzione delle proprie problematiche legate ai danni subiti da errori medici e sanitari.

Nel farlo, ribadiamo l’importanza di agire con tempestività: far passare mesi o anni dal momento in cui emerge il danno sanitario potrebbe rendere più difficile cercare di ricostruire adeguatamente quanto avvenuto e poter in tal modo sostenere in maniera ancora più consapevole e con maggiori opportunità di successo il proprio tentativo di far valere i propri diritti in sede giudiziaria, penale o civile.

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